Chiesa
La presentazione del libro di David Parenzo Lo scandalo Israele a Padova – inizialmente prevista alla Scuola della Carità e poi spostata in una sede tenuta segreta per ragioni di sicurezza – ha innescato una polemica che ha finito per coinvolgere anche la Diocesi. Un’associazione ha raccolto oltre 150 firme in una lettera al vescovo Cipolla, chiedendo conto della concessione iniziale della Scuola della Carità in via San Francesco per le sue presunte «posizioni negazioniste sul genocidio di Gaza» che «indignano ormai la stragrande maggioranza degli italiani». La Diocesi ha risposto con un comunicato netto, e il parroco don Massimo De Franceschi con una dichiarazione personale.
La nota diocesana non si sottrae alla questione, ma la inquadra con chiarezza. La concessione della sala era stata richiesta direttamente alla parrocchia di San Francesco – non alla Diocesi – come semplice presentazione di un libro. Don Massimo De Franceschi lo spiega senza giri di parole: «Probabilmente da parte mia non è stata valutata con attenzione l’iniziativa e non si è considerato – ammetto: anche con ingenuità – che poteva innescare un tale polverone e reazioni così violente».
La Diocesi, dal canto suo, precisa il proprio ruolo: in caso di tematiche delicate o sensibili, indirizza le parrocchie a optare per occasioni in cui sia garantito il confronto tra posizioni diverse. Ma la responsabilità di ogni singola iniziativa parrocchiale non ricade sul vescovo. «Sarebbe davvero interessante che quanti sono pronti a sollevare gli scudi della polemica e alimentare un clima ostile prima si informassero e valutassero la realtà dei fatti, mettendo insieme tutti i pezzi e non solo i frammenti che interessano».
La parte più significativa della nota è l’elenco di ciò che la Diocesi di Padova fa concretamente da anni.
In tre parrocchie cittadine, tramite l’associazione «Padova abbraccia i bambini», sono ospitati tredici minori e quattro adulti provenienti da Gaza, bisognosi di cure per le mutilazioni subite nella guerra. Alcuni di loro frequentano le classi dell’Istituto Barbarigo e delle suore Dimesse. La Diocesi partecipa al coordinamento «Uniti per la pace Padova», attivo dal 2022 per Ucraina e Gaza. Ogni gennaio marcia per la pace. Ha accolto la delegazione di Kairos Palestina. Ha riempito la basilica di Santa Giustina con il «Rosario per Gaza». Mantiene un ufficio per il dialogo interreligioso e relazioni costanti con la comunità ebraica padovana.
Il tutto, mentre le parrocchie promuovono ogni settimana numerose iniziative per la pace.
C’è una frase nel comunicato che vale la pena leggere con attenzione: «Viviamo un tempo difficile e complesso che sta alzando il livello di aggressività e violenza anche verbale». La Diocesi non la usa per accusare nessuno in particolare. La usa per ribadire la propria scelta di fondo: «La pace si costruisce con la testimonianza e con il dialogo».
Una scelta che non significa indifferenza, né equidistanza cinica. Significa rifiutare la logica dello schieramento che pretende di misurare la fedeltà ai valori dal modo in cui si concede – o si nega – una sala parrocchiale.