Mosaico
Una biciclettata sul Grappa, l’incontro con le tracce della Storia e l’esperienza del professore. Da questi elementi prende avvio l’ultimo saggio di Paolo Malaguti Sentieri partigiani (160 pp., Einaudi editore) in cui l’autore, monselicense d’origine, visita luoghi e simboli della Resistenza riflettendo sulla trasmissione di quest’ultima agli studenti. Non sono mancate in lui alcune paure, essendo questo – ci spiega – il suo primo libro in cui la scuola entra in maniera pesante e rappresentando la Resistenza un tema ancora potenzialmente divisivo in Italia. Proprio quest’ultimo punto, però, lo ha spinto a intraprendere le sue ricerche.
Riferendosi ai monumenti lei evidenzia il rischio di fermarsi al termine martire per indicare i partigiani.
«Vedo spesso replicata una narrazione monumentale della Resistenza soprattutto incentrata sulle vittime del nazifascismo; qui per me c’è un doppio ordine di problemi. Il primo è storico: per costruire un cappello della memoria poco divisivo, questa è una delle ipotesi, si rischia di perdere la dimensione più complessa dei sopravvissuti che hanno dovuto uccidere per la causa della Resistenza. Il secondo è pedagogico: penso sia ovvio che quest’ultima rischi di dire poco ai ragazzi se si mascherano i problemi – utili appigli di ragionamento e attualizzazione – sotto la patina della celebrazione dei “buoni contro i cattivi”».
Nella scuola lei distingue tra Resistenza appresa come metodo e studiata come fatto. La prima sembra, però, ancora di difficile attuazione.
«Ho riflettuto su quello che io e altri colleghi sentiamo come un problema, specialmente nelle scuole superiori. Quella che dovrebbe essere, infatti, una palestra di dinamismo e dimensione attiva del giovane rischia di premiare per vari motivi l’ubbidienza e la passività. Questo è antipedagogico, poiché deprime l’intelligenza divergente dello studente, ed è contrario a una didattica della resistenza come competenza del vivere e, quindi, capacità di dissentire civilmente».
Intesa invece come momento storico, come può la scuola avvicinare gli studenti alla Resistenza?
«Qui la difficoltà sta nella scomparsa di testimoni diretti. La sfida che suggerisco è di iniziare dal potenziale narrativo della Resistenza attraverso una ricerca che parta dal territorio e dai nomi impressi nel monumento così da scoprire che quel partigiano non era un eroe, ma un uomo che magari aveva sbagliato e si era chiarito le idee durante o dopo la guerra. Questo rende più vicina ai ragazzi la Resistenza, fatta non solo da martiri ed eroi, ma da persone con limiti e paure».
Afferma, poi, la necessità di luoghi di ricerca e che il romanzo racconta la storia meglio del monumento. Come dovremmo guardarlo?
«Innanzitutto, non credo che i monumenti debbano essere rimossi per fare spazio a nuovi segni della memoria, ma sarebbe bello farne degli spazi attivi. Un monumento nella sua impostazione classica – un messaggio viene lanciato senza argomentazione a un fruitore che teoricamente lo deve accettare – rischia di non parlare ai giovani. Si potrebbero creare laboratori per ripensare il monumento a cui magari affiancare quanto ideato dagli studenti. Questi, una volta adulti, vedrebbero così in quel segno il loro modo di leggere la Storia».
Nel saggio le sue riflessioni si alternano ad alcuni brani letterari novecenteschi. Quale può essere la loro importanza anche a scuola?
«Credo che la letteratura, specialmente quella vicina a noi, sia una lente per leggere il territorio. Mi sono fatto accompagnare da Meneghello, Pavese e Fenoglio, autori dei classici della letteratura resistenziale, che mi hanno fornito una risposta o una chiave di lettura nei momenti d’impasse. Auguro questa possibilità a tutti».
Il 3 marzo alle 17.30, in Sala Anziani a Palazzo Moroni a Padova “La Divina Commedia poema della memoria”, con Fabio Finotti ((University of Pensylvania ). Il 12 marzo invece “La memoria storica della città: la Torre degli Anziani” con Andrea Colasio (assessore alla Cultura del Comune di Padova Ingresso libero. La rassegna prosegue poi il 19 e 26 marzo. Info: dantealighieripadova@gmail.com oppure tel.348-1072540.