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Solidaria. Biodiversità ed ecosistemi. Cambiamenti climatici, tre gradi di giustizia
Al Centro studi Filippo Franceschi il 29 settembre e il 1° ottobre Emilio Padoa Schioppa e Stefano Caserini affrontano il tema
MosaicoAl Centro studi Filippo Franceschi il 29 settembre e il 1° ottobre Emilio Padoa Schioppa e Stefano Caserini affrontano il tema
Durante l’intenso e ampio programma di Solidaria 2021, un argomento a cui verrà dato ampio spazio è quello del clima, dei cambiamenti che sta subendo e di come possono essere affrontati. In due occasioni si tratteranno due aspetti diversi, ma tra loro coincidenti: quello più legato al fulcro di questo tema, come, appunto, le cause e i rimedi e l’altro legato al tema delle politiche internazionali necessarie a contrastarne i disastrosi effetti. Mercoledì 29 settembre alle 18 presso il Centro studi e ricerche Filippo Franceschi, interverrà Emilio Padoa Schioppa, docente associato di ecologia presso l’Università di MilanoBicocca, dove insegna Ecologia del paesaggio, Biologia e Didattica della biologia.
È anche presidente della Società italiana di ecologia del paesaggio, si occupa di conservazione della biodiversità, analisi dei servizi ecosistemici, monitoraggio di specie, habitat, paesaggi e valutazione dell’impronta umana sulla biosfera. «L’anno scorso ho pubblicato un testo sull’antropocene, termine che indica questa nuova era geologica che i geologi ritengono abbia superato l’olocene – spiega Emilio Padoa Schioppa – È una situazione relativamente nuova, perché l’unico precedente storico risale ai grandi cambiamenti avviati dalle evoluzioni geologiche, come l’attività batterica e organica alla base della nostra atmosfera. Adesso la specie predominante siamo noi e abbiamo la consapevolezza che le nostre azioni generano delle conseguenze.
È evidente che nel nostro interesse dobbiamo fare qualcosa per affrontare il problema. Questo implica ripensare alla società e a tre ambiti della giustizia a cui normalmente non pensiamo. Ovvero, da un lato dobbiamo immaginare una giustizia che guardi ai diritti delle generazioni future, a quelle degli altri esseri e a un concetto di sostenibilità che non comprometta i bisogni degli altri per ottenere i nostri. Non sono un giurista ma è evidente che la giustizia osserva gli interessi di chi è presente anche se dovremmo guardare con più attenzione al futuro. Dall’altra parte, va affrontato il problema delle sovranità nazionali, ripensando ai criteri di giustizia quando si parla di clima».
Venerdì 1 ottobre, l’argomento proseguirà con Stefano Caserini, docente di mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano, da anni impegnato in attività di ricerca nel settore dell’inquinamento dell’aria.
Di recente Caserini si è occupato particolarmente delle strategie di riduzione dei gas climalteranti e della comunicazione del problema dei cambiamenti climatici.
«Il problema del cambiamento climatico, e la sua inequivocabile dimensione, è causato dall’uomo – sostiene il professor Caserini – Bisogna pertanto capire cosa si sta facendo per cercare di mitigare e ridurre i gas. Le persone in stato di povertà sono colpite e impattate in maniera diversa da questi cambiamenti, sono quelli che ne soffrono di più. Le diverse responsabilità vanno ripartite tra i diversi Stati nell’aver causato questo problema a seguito della rivoluzione industriale del cosiddetto occidente. Vedremo insieme cosa si può fare, se la de-carbonizzazione può cambiare qualcosa. Ma posso già dire che ci sono delle buone notizie».
Le trasformazioni in corso a Padova, in ottica urbanistica e sociale, saranno al centro dell’appuntamento proposto dal Tavolo Ambiente e urbanistica di Padova capitale europea del volontariato in collaborazione con gli altri tavoli di lavoro a chiusura dell’esperienza sviluppata nel 2020.
L’appuntamento è per sabato 1° ottobre alle 10.30 in sala Peppino Impastato nella sede di Banca Etica in via Cairoli 11 a Padova.
«L’incontro si aprirà con una riflessione su come stanno cambiando lo spazio pubblico e lo spazio dell’abitare – spiega Matteo Mascia della Fondazione Lanza, coordinatore del Tavolo insieme all’architetto Marco Stecca – e in generale su come viviamo oggi nelle nostre città. I coordinatori degli altri tavoli amplieranno lo sguardo portando più punti di vista, dall’attenzione alle persone in situazione di povertà ai cambiamenti in ambito economico fino ai mutamenti sulla fruizione e la produzione di cultura».
Nella seconda parte della mattinata si metteranno a confronto alcune esperienze dell’amministrazione locale, grazie alla presenza delle assessore Marta Nalin e Chiara Gallani, con alcune progettualità associative come il parco agropaesaggistico del Basso Isonzo e il progetto Green 3ine dell’associazione Mimosa per la riqualificazione dell’area fronte stazione.
«Le trasformazioni urbane avviate in città – continua Matteo Mascia – sono caratterizzate da piccoli processi di rigenerazione puntuali, “su misura”. Si tratta di un modello flessibile capace di soddisfare le esigenze delle diverse comunità, che però richiederebbe un disegno collettivo. Un disegno tanto più necessario e urgente a fronte della pandemia del Covid19 e delle trasformazioni richieste per governare la transizione ecosociale imposta dalla crisi climatica e dalla trasformazione digitale».