Chiesa
«C’è movimento». È questa l’impressione di don Leopoldo Voltan, vicario episcopale per la pastorale, rispetto all’«esercizio» – lo chiama così – a cui sono chiamate oggi le parrocchie della Diocesi di Padova: l’individuazione dei candidati ai ministeri battesimali. «Certo, magari questo movimento riguarda un po’ di più le 130 parrocchie che li definiranno tra maggio e giugno di quest’anno, in modo che a ottobre possano partire con la formazione. Ma, quest’anno pastorale o il prossimo, toccherà a tutte riflettere e interrogarsi su quali persone chiamare ai ministeri battesimali».
Di fronte a questo passaggio, non certamente semplice, don Voltan dice: «Non prendiamo troppa paura. Per capire chi sono i candidati guardiamoci intorno in parrocchia – come già sta avvenendo – senza andare in cerca di persone super. I ministeri battesimali, così come li ha definiti il Sinodo diocesano, sono alcuni servizi importanti ed essenziali già presenti nelle nostre comunità. Vuol dire che le persone che se ne occupano, già ci sono!».
La “fisionomia” di chi si metterà a servizio chiede alcune specificazioni secondo don Voltan: «Alle persone vengono affidate una responsabilità effettiva e una maggiore intensità di collaborazione; i ministeri battesimali si intendono in équipe, così da avere uno sguardo complessivo e unitario sulla pastorale ed evitare – oltre alla settorializzazione – forme di personalismo; questo servizio è legato a un mandato esplicito conferito all’équipe ministeriale e non al singolo».
Sono due i verbi chiave per chi è chiamato ai ministeri battesimali: «Il primo è coordinare e fa riferimento a tutto ciò che, in parrocchia, si muove già in un certo ambito pastorale. Il secondo, che va di pari passo, è promuovere nel senso di suscitare proposte, percorsi, iniziative… di qualità. Con un occhio rivolto anche a ciò che è più fragile e carente. Tutto questo senza sostituirsi agli operatori pastorali e assumere su di sè tutti i servizi parrocchiali! L’équipe ha il compito soprattutto di favorire la corresponsabilità di molti, in modo che ciascuno possa dare il proprio contributo per l’edificazione della comunità cristiana».
In realtà, ci sono altri due verbi importanti – affiancare e condividere – che riguardano l’operato dell’équipe ministeriale rispetto ai presbiteri. «È un aspetto, questo, che emerge in maniera ricorrente negli incontri sui ministeri battesimali. Rimanda alla cosiddetta “corresponsabilità differenziata”: ognuno, nella Chiesa, si impegna a partire dal suo specifico e ci mette un po’ di responsabilità, ma tutti contribuiscono alla costruzione del “noi ecclesiale”. Certo, questo chiede un po’ di conversione e apertura da parte di tutti. Il ruolo dei presbiteri rimane comunque decisivo nella guida della comunità, nella celebrazione dei sacramenti, nell’interpretazione della Parola. L’esperienza dell’équipe ministeriale può aiutare i parroci a condividere scelte, responsabilità, azione pastorale».
Quindi… come si scelgono i candidati ai ministeri battesimali? «Evitando la fretta e l’improvvisazione. Perché non dobbiamo costruire un organigramma in cui tutte la caselle, tutti i ruoli, sono coperti. Siamo chiamati a individuare persone che possano aiutare la comunità a essere missionaria, a evangelizzare. È importante, poi, che la designazione avvenga in un clima di preghiera, di ascolto del Signore e facendo proprio il metodo del discernimento. Questo può aiutare a scegliere le persone non secondo logiche di efficienza, ma per il loro servizio in comunità».
L’individuazione dei candidati ai ministeri battesimali avviene attraverso un percorso di discernimento comunitario che coinvolge il consiglio pastorale parrocchiale. «È un passaggio importante – sottolinea don Voltan – Stiamo chiedendo alle presidenze che abbiano cura del metodo con cui individuare le persone, così da evitare improvvisazione e frettolosità. Il fatto, poi, che sia coinvolto il consiglio pastorale in questa fase offre un elemento di valutazione più oggettivo e criteri più ampi, che superano lo sguardo del solo parroco».
Il riconoscimento da parte della parrocchia: è questo il requisito fondamentale per individuare i candidati ai ministeri battesimali. Poi, non meno importanti, sono la maturità umana, un’intensa vita spirituale e di fede nell’ordinarietà, la partecipazione alla vita parrocchiale, la propensione al lavoro in équipe…
Le persone che daranno la propria disponibilità a far parte dell’équipe ministeriale parteciperanno a un percorso di formazione, da ottobre 2026, che prevede un primo appuntamento unitario – con la presenza del vescovo – tre weekend zonali e sei incontri online. Della formazione, così come dei primi passi delle équipe ministeriali in una prospettiva di crescita continua, si occuperà un’équipe zonale. Al termine del percorso, il vescovo conferirà il mandato – della durata di cinque anni, non rinnovabili – alle équipe ministeriali.