Idee
I Campionati Italiani della Geografia rappresentano oggi uno dei pochi spazi in cui la disciplina torna al centro dell’attenzione culturale ed educativa, in un tempo in cui il mondo sta vivendo momenti difficili, con diverse guerre nell’intero pianeta e, da sabato, con un nuovo fronte in Medio Oriente.
Sabato scorso è terminata la nona edizione di questo appuntamento che ha visto la partecipazione di circa 2.600 studenti, di 139 scuole, di 69 province, 19 regioni, più una scuola italiana all’estero (Atene), e per rispondere a 300 quesiti, suddivisi in 12 blocchi tematici, inerenti gli strumenti della geografia, la geografia fisica e umana, la difesa dell’ambiente, le carte mute, i diritti umani, la geopolitica, la mobilità sostenibile, la storia delle esplorazioni e le bandiere.
Il Sir ne ha parlato con il promotore, Riccardo Canesi.
“Il ruolo della Geografia nella scuola italiana – ci dice – è oggi penalizzato dal poco spazio orario e da una scarsa considerazione pubblica. Eppure, mai come ora, la Geografia è indispensabile per leggere un mondo globalizzato, interconnesso e complesso. È una scienza di sintesi che dialoga con storia, economia, demografia, scienze e letteratura, permettendo di comprendere le relazioni tra persone, risorse, luoghi e regioni del pianeta”. In questo quadro, i Campionati Italiani della Geografia – aggiunge – rappresentano un’esperienza educativa di grande valore. “Nel nostro piccolo, crediamo che, al di là di quesiti molto variegati e molto tarati sulle questioni contemporanee, un obiettivo lo abbiano già raggiunto. Non conta solo la gara finale ma il lungo percorso formativo, costituito da allenamenti e verifiche, che ha portato a una competizione virtuosa e prodotto un proficuo avvicinamento non solo ai temi strettamente geografici ma anche a quelli geopolitici di maggiore attualità”.
In che modo la geografia – attraverso l’analisi di confini, risorse, popolazioni, identità e corridoi strategici – aiuta i giovani a interpretare conflitti complessi come quelli in Ucraina, a Gaza o le tensioni tra Israele e Iran, evitando letture superficiali o emotive?
“La Geografia non è solo lo studio di mappe e capitali: è la grammatica del potere”. In un’epoca dominata da informazioni frammentarie e narrazioni emotive, “la lente geografica permette ai giovani di cogliere le strutture profonde dei conflitti. I confini non sono entità statiche, ma ‘organismi vivi’. Comprendere la pianura sarmatica, ad esempio, aiuta a capire perché la Russia – o meglio Putin e il suo governo – utilizzi strumentalmente l’espansione della NATO come una minaccia esistenziale: l’assenza di barriere naturali rende cruciale la ‘profondità strategica’. La geografia economica, poi, rivela il ruolo delle risorse e della logistica, vedi quanto sta accadendo adesso a Hormuz” (con il rallentamento delle attività navali nello Stretto, dovuto alla risposta dell’Iran all’attacco di Stati Uniti e Israele, ci sono ripercussioni sui prezzi del gas, ndr).
Come possono i Campionati della Geografia contribuire a formare cittadini capaci di “abitare il mondo” in modo consapevole e responsabile, promuovendo una cultura della pace, del dialogo e della cooperazione internazionale?
“I Campionati erano articolati in dodici blocchi tematici per un totale di 300 quesiti, dalla geografia fisica alla politica, dall’economia alle migrazioni, dall’energia ai diritti umani. Lo scopo non è stato solo misurare le conoscenze, ma stimolare la curiosità, fare scoccare scintille, rendere consapevoli della complessità del mondo. Il filo conduttore è stato l’educazione interculturale, basata sulla ‘connettività’ tra individui e tra scale geografiche. Oggi è sempre più importante essere consapevoli che in ogni nostro locale c’è una dose di regionale, nazionale, euro-mediterraneo e globale. Questa logica “multiscalare”, cioè la capacità di analizzare sulla base di modelli costruiti su scale che hanno ordini di grandezze diversi, è la base della ‘multi-cittadinanza’: sentirsi parte del proprio Comune, del proprio Paese, dell’Europa e del mondo. Di conseguenza, la “multiscalarità” diventa un ‘vaccino’ contro intolleranza, razzismo e xenofobia, e uno strumento per formare cittadini capaci di dialogo, cooperazione e responsabilità globale”.