Il presidente dei vescovi europei Gintaras Grušas a Vilnius: il male non ha l’ultima parola
La preghiera non è mai un gesto insignificante, ma il primo argine spirituale contro l'avanzata della violenza. È questo il cuore del messaggio lanciato da mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Ccee, durante la Santa Messa per la pace celebrata il 9 marzo nel Santuario della Divina Misericordia.
La liturgia, inserita nella “Catena eucaristica” quaresimale promossa dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, ha unito idealmente le Chiese di tutto il continente in un’unica invocazione per l’Ucraina, la Terra Santa e i troppi conflitti dimenticati che feriscono il mondo.
Dal luogo in cui, attraverso santa Faustina Kowalska, il messaggio della Divina Misericordia ha raggiunto l’umanità, mons. Grušas ha voluto smontare la tentazione dello scoraggiamento: «A volte la preghiera sembra troppo semplice – ha ammesso l’arcivescovo durante l’omelia –. Ci chiediamo: che cosa possono fare alcune centinaia o migliaia di persone riunite in una chiesa quando nel mondo le decisioni sono prese dai potenti, quando parlano le armi?».
Eppure, attingendo al racconto biblico della guarigione di Naamàn il Siro, il presidente del Ccee ha ricordato come Dio agisca proprio attraverso ciò che appare piccolo o trascurabile. Se la politica, la diplomazia e i negoziati restano essenziali, estromettere la preghiera da questa equazione significa lasciare in campo «solo gli sforzi umani senza la luce di Dio».
Un cammino interiore prima che un traguardo La pace, dunque, non è un progetto a uso e consumo esclusivo di una parte, ma inizia sempre da una conversione del cuore. Mons. Grušas ha fatto eco alle parole pronunciate da papa Leone XIV nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «La pace non è solo una meta, ma anzitutto una presenza nel presente e un cammino».
Una scelta quotidiana che richiede di preferire il dialogo alla chiusura e il perdono all’odio. Seguendo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II, il presule ha ribadito con forza che proprio la misericordia è l’unica vera forza capace di fermare la spirale della distruzione: «Il male non è senza limite. La violenza non è onnipotente. La guerra non è l’ultima realtà».
Verso il Wacom 2026 La celebrazione è stata anche l’occasione per guardare al futuro e allargare l’orizzonte. L’arcivescovo ha infatti invitato i fedeli di tutto il mondo a darsi appuntamento sempre a Vilnius, dal 7 al 12 giugno 2026, per il Congresso Apostolico Mondiale della Misericordia (WACOM), che avrà come motto “Costruire la città della misericordia”. Un’occasione per approfondire le radici spirituali della pace e implorare, insieme, una vera guarigione per i popoli segnati dalla guerra.