Fatti
(Strasburgo) “Le dicevano muori, impiccati, tagliati le vene. La incoraggiavano ad ammazzarsi”. E alla fine ci sono riusciti. È straziante ascoltare Jackie Fox, mamma di Nicole – “Coco” per la sua famiglia –, giovane irlandese suicidatasi a 21 anni il 18 gennaio 2018 dopo oltre tre, lunghi anni di minacce, violenze fisiche e cyberbullismo subiti “da quelli che si dicevano amici”.
“Cantava sempre”. Jackie Fox racconta di come sua figlia non abbia retto alle pressioni. “Ho il cuore pesante. Ripenso ogni giorno a Nicole. Era una figlia splendida, sorrideva e riempiva di luce ogni cosa. Cantava sempre, anche se era proprio stonata… Conservo ricordi bellissimi della sua infanzia e della sua adolescenza”.
Poi arriva il buio: “Ha cominciato a prenderla di mira una sua compagna, che ha creato un gruppo di followers scatenati contro la mia Coco”.
Jackie si ferma, esita: poi riprende a raccontare delle violenze impartite alla figlia, le botte, altre minacce, “le dicevano che non l’avrebbero mai lasciata in pace. E le dicevano di uccidersi”.
Il dramma. Un calvario durato oltre tre anni. “A un certo punto Coco ha cominciato a chiudersi in sé stessa. Non cantava più. Stava barricata in camera. Mi diceva: ‘Mamma, cosa mi faranno adesso?’. Era terrorizzata. Poi ha cominciato a farsi del male. Si conficcava le unghie nelle gambe, sul corpo, sul viso. Si sentiva male”.
Finché un giorno, rientrando in casa con uno dei figli, Jackie trova Nicole impiccata.
Il mondo le crolla addosso, la famiglia è disperata. Lo strazio, la solitudine, i rimorsi. “Quei vigliacchi, malvagi, me l’hanno uccisa”, dice con le lacrime agli occhi. Lei stessa – lascia intuire – avrebbe volute togliersi la vita: “Ho pensato di raggiungerla per abbracciarla, per farle compagnia, per baciarla, per farle ancora coraggio”.
La Coco’s law. Ma Jackie a quel punto apprende che non esiste nel suo Paese una legge che possa perseguire chi ha spinto la figlia verso la morte. “Non ci sarebbe stata nessuna azione legale per far luce sulla verità”. Da qui prende avvio un impegno civico, senza quartiere: mette in piedi una vasta campagna per rendere reato il bullismo online. Mobilita altra gente, altri genitori di ragazzi perseguitati, fa breccia tra i giovani e infine anche tra i politici. Così alla fine del 2020 viene firmata la “legge Coco” (Harassment, Harmful Communications and Related Offences Act 2020), che precisamente riguarda l’acquisizione, distribuzione, pubblicazione o minaccia di distribuzione di immagini intime senza consenso e con l’intento di causare danno alla vittima. Più in genere una norma che punisce il cyberbullismo, di cui sono vittima migliaia di giovani, e non solo. In Irlanda, ad esempio, da allora sono stati aperti quasi duecento procedimenti giudiziari applicando la “Coco’ law”.
Un appello. Dalla sede dell’Europarlamento a Strasburgo Jackie Fox lancia un appello, anzi un’implorazione: rendere la legge di Coco una normativa europea, per proteggere tutti i bambini e gli adulti da simili, orribili abusi. Mette in guardia da ciò che il digitale e l’intelligenza artificiale potrebbero produrre, se mal utilizzati, ai danni di ciascuno. E conclude, a mezza voce: “Proteggiamo insieme ragazzi e adulti”.