Mosaico
Musei civici. Il Crocifisso di Giotto risplende di bellezza
Musei civici Valorizzata l’esposizione del capolavoro dell’artista fiorentino, spostando gli affreschi dei pittori riminesi
MosaicoMusei civici Valorizzata l’esposizione del capolavoro dell’artista fiorentino, spostando gli affreschi dei pittori riminesi
È stato del tutto rinnovato l’allestimento espositivo del Crocifisso di Giotto ai Musei civici agli Eremitani di Padova. Il capolavoro del grande pittore fiorentino è di nuovo visitabile nella medesima saletta, ma in un contesto capace di valorizzarlo decisamente più della precedente sistemazione. Lo splendido Crocifisso dipinto su tavola lignea un tempo era esposto nella cappella degli Scrovegni, da cui era stato spostato assieme alla tavola che ritrae Dio Padre in trono. Si trovano ora entrambi nella sezione trecentesca del museo civico, attiguo alla cappella, ospitato nell’antico convento degli Eremitani. Il nuovo allestimento della sala, realizzato con il contributo di Aps Holding e della Camera di Commerico di Padova, è stato curato dallo Studiomas architetti di Padova: il mandato era quello di sviluppare un ambiente che mettesse in risalto il valore delle opere quali preziose testimonianze storico-artistiche e al contempo rispondesse alle esigenze di accessibilità del pubblico. A differenza del precedente allestimento, i capolavori di Giotto ora sono soli nella sala a loro dedicata: gli affreschi staccati dei pittori Riminesi, con cui condividevano uno spazio affollato e confuso, ora sono esposti nella saletta adiacente, guadagnando anch’essi in fruibilità. Si tratta infatti di importanti opere di autori che, acquisita la lezione giottesca a seguito della presenza del pittore fiorentino a Rimini, diedero un fondamentale contributo alla diffusione delle novità da esso apportate alla storia dell’arte. Ora si può godere di queste pitture a distanza ravvicinata per meglio coglierne il valore artistico. L’importanza dell’opera nel contesto artistico e cittadino è stato messo in luce dall’assessore alla cultura Andrea Colasio: «Si tratta del Giotto più maturo, quello che ha compiuto il processo di umanizzazione del sacro. Basta guardare il volto, la drammaticità che esprime, la cassa toracica, la tensione dei tendini, i nodi sulle mani. Il Cristo in questo dipinto è un uomo vero, un corpo che sta cadendo. È davvero uno dei grandi capolavori giotteschi, un artista che si esprime al massimo proprio nella cappella degli Scrovegni, e questa croce è contemporanea agli affreschi. Creare questo spazio è un modo di riconoscere l’importanza strategica di questa croce, che si inserisce a pieno titolo nell’itinerario dell’Urbs Picta, patrimonio Unesco». La croce è dipinta su entrambi i lati e presenta, oltre al Cristo crocifisso, il Cristo benedicente in alto, Maria e San Giovanni ai lati e il Golgota in basso; sul retro, molto rovinato, si trovano il tondo con l’Agnello mistico e i simboli degli Evangelisti. La figura di Cristo si staglia su una preziosa stoffa dipinta, ed è caratterizzata da un corpo sottile e affusolato, coperto da un perizoma finissimo percorso da ricami d’oro. Non è certa la collocazione originaria dell’opera nella cappella: nel 1864 era appesa alla parete absidale, ma il grave deterioramento del retro fa presumere un precedente contatto diretto con un muro umido. Doveva poi trovarsi in un punto che ne consentisse la visione da ambo i lati: oggi si ipotizza che fosse posta su una trave lignea in mezzo all’arco dell’abside. Una posizione che la rendeva parte integrante del ciclo narrativo.
Il Crocifisso e la tavola di Dio Padre in trono costituiscono le uniche opere su tavola superstiti dell’attività padovana di Giotto. Sono oggi al museo per ragioni conservative.