Mosaico
Acli Padova. Servizio civile, un nuovo approccio
È ancora uno strumento valido per avvicinare i giovani al volontariato? Una riflessione per il “rilancio” dopo il calo di domande di partecipazione
MosaicoÈ ancora uno strumento valido per avvicinare i giovani al volontariato? Una riflessione per il “rilancio” dopo il calo di domande di partecipazione
A più di vent’anni dalla sua istituzione, il Servizio civile universale sta cambiando, o meglio stanno cambiando le motivazioni e le modalità dei giovani che vi aderiscono. Ecco uno sguardo sul momento e sulle prospettive con Enzo Dainese, responsabile locale ente accreditato Servizio civile universale per le Acli provinciali di Padova.Innanzitutto partiamo dai principi e dai valori del servizio civile. Cosa significa fare questa esperienza all’interno delle Acli?«L’anno di servizio civile dal mio punto di vista è un’esperienza unica che un giovane può vivere nella vita. Il servizio civile dà la possibilità a un giovane di stare assieme alle persone in un modo unico e originale, a seconda del progetto che il giovane sceglie cambia l’esperienza che può essere con coetanei, con anziani, con studenti, con persone in situazione di disagio. Un giovane in servizio civile oltre a vivere un’esperienza unica e a contribuire a un’attività specifica consente anche alle persone che lavorano nell’associazione o nell’ente di conoscere i giovani in un modo nuovo e di conoscere la generosità e disponibilità; consente a noi adulti di vedere i giovani da un punto di vista positivo».Come è cambiato negli anni il Servizio civile universale? Secondo lei è ancora uno strumento valido per avvicinare le ragazze e i ragazzi al volontariato e alla solidarietà? Cosa migliorerebbe o cambierebbe?«Seguo il servizio civile per Acli da circa 15 anni e non ho visto grossi cambiamenti, sicuramente c’è un crescente interesse da parte di giovani e famiglie. Negli ultimi anni ho notato un abbassamento dell’età media da parte dei giovani che si avvicinano a questa esperienza. Molti la stanno scegliendo come esperienza del dopo diploma e prima dell’ingresso nel mondo del lavoro e dell’inizio dell’università. Dal mio punto di vista il Servizio civile universale è uno strumento molto valido e importante e che consente di conoscere concretamente il grande mondo del sociale e del volontariato. Come miglioramento proporrei un calendario stabile nel tempo e ridurrei la sensazione di precarietà e incertezza che non consente agli enti, ai giovani e alle famiglie di prevederla come esperienza certa. Per essere più chiaro, intendo che, come la scuola, l’università hanno una data certa di inizio e fine altrettanto dovrebbe averlo il servizio civile, per esempio tutti gli anni inizia il 15 maggio e finisce il 14 maggio dell’anno successivo. Ciò consentirebbe ai giovani ma anche agli enti una programmazione e una promozione più precisa».L’ultimo bando Scu ha visto una grande diminuzione di domande di partecipazione da parte dei giovani. Anche se Acli si attesta tra le realtà con un calo minore, quali sono le ragioni secondo lei?«Ritengo che il principale problema sia da collegarsi alla mancanza di una tradizione e di una periodicità nell’uscita del bando e nei tempi di presentazione delle domande. Per nostra fortuna riusciamo ad avere un numero sufficiente di domande anche se purtroppo abbiamo avuto anche quest’anno alcuni posti vacanti e non siamo riusciti ad avere un volontario per ogni progetto approvato. Inoltre, ogni anno abbiamo sempre qualche giovane che si candidata, supera la selezione e poi si ritira a seguito di opportunità professionali e di studio all’estero che non gli consente di svolgere l’anno di servizio civile».Cosa ne pensa del recente emendamento del Governo che prevede una riserva del 15 per cento dei posti nei concorsi pubblici “a favore degli operatori volontari che hanno concluso il servizio civile universale senza demerito”?«L’anno di servizio civile dev’essere promosso in modo migliore. Il messaggio da far passare ai giovani è che l’anno di servizio civile è un anno unico e straordinario. Un giovane che ha fatto l’anno di servizio civile dev’essere valorizzato, perché è un giovane che porta valore se ha avuto modo di vivere al meglio quest’anno. Non so dire se poter accedere con “privilegi” a concorsi pubblici possa essere un incentivo per la scelta verso questo percorso»