Idee
«Per fare memoria e costruire un impegno civico, a tutte le persone vittime di mafia dobbiamo dedicare una strada, una piazza, i beni confiscati ai criminali, perché ognuna di esse ha diritto di essere ricordata e di far parte della storia del nostro Paese».
L’invocazione arriva da Renato Franco Natale, medico ed ex sindaco di Casal di Principe, Comune in provincia di Caserta, in Campania, e autore del libro Io, Casalese che non sono altro, storia di resistenza e di riscatto (Rubbettino Editore,
2025), che ha presentato lo scorso 6 marzo nel corso di una serata molto partecipata dedicata al tema “Insieme per la legalità”. L’incontro è stato organizzato in sala Cornaro a Palazzo Eugenio Maestri dal Comune di Selvazzano Dentro con il patrocinio dei Comuni di Abano Terme, Montegrotto Terme e Rubano, nonché di Avviso Pubblico – rete di enti locali e Regioni (a tutt’oggi 620) sorta trent’anni fa per diffondere la cultura della legalità e lottare contro le dinamiche mafiose nella pubblica amministrazione – e di Libera, nata nel 1995 su iniziativa di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, e presente su tutto il territorio italiano con un cartello di associazioni impegnate contro le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e di chi li alimenta; azioni che hanno portato anche alla confisca di numerosi beni appartenenti alle mafie, riconvertiti in centri di eccellenza i cui risvolti economici vanno a beneficio della collettività.
Otre a dargli i natali, il Comune di Casal di Principe ha segnato la vita di Renato Franco Natale: nel corso del suo primo mandato da primo cittadino, tra il 1993 e il 1994, il clan dei Casalesi uccise il parroco di Casal di Principe e suo amico don Giuseppe Diana (1958-1994) reo, secondo l’organizzazione criminale, di averli criticati. Dopo il primo istinto a scappare da una situazione così drammatica che gli procurava angoscia e paura di essere il prossimo a morire, Natale reagì. Vicino alla bara del sacerdote, gli promise che il suo nome non sarebbe stato dimenticato, e che, anzi, ne avrebbe fatto un emblema della lotta contro la camorra. E così è stato. La morte di don Diana segnò un momento di svolta e riscatto non solo per lui, ma per tutta la città. Nel disinteresse, per la maggior parte, del resto d’Italia, Casal di Principe, territorio della camorra, è diventata nel corso degli ultimi vent’anni un centro di battaglia civile per la legalità. «Era morto un uomo, ma era risorto un popolo», ha affermato l’ex sindaco, che ha ribadito, però, come non si debba aspettare “il morto” per reagire.
«Nel libro di Natale c’è la parabola dell’Italia, del Veneto, non solo di Casal di Principe. Ci sono infatti diversi modi per essere collusi con le mafie: rimanere in silenzio e far finta di non vedere, non uccidere nessuno, ma approfittare della situazione. Le mafie crescono nella nostra Regione: si tratta di un’infiltrazione silenziosa nel tessuto economico e sociale. Dobbiamo uscire da questa complicità ed esercitare la nostra cittadinanza, che dobbiamo guadagnarci ogni giorno», ha affermato Claudio Piron, sindaco di Selvazzano Dentro, nel ringraziare l’ospite d’onore per la lotta civile da lui intrapresa di cui si fa testimone parlandone attraverso il suo libro in giro per l’Italia.

Io, Casalese che non sono altro, storia di resistenza e di riscatto (Rubbettino Editore, 202 pp., giugno 2025) è la testimonianza di un uomo che ha attraversato uno dei periodi più bui della storia recente italiana senza mai perdere la fede nella giustizia e nella dignità. Renato Franco Natale, medico e sindaco, racconta con sobrietà e intensità una vita segnata dalla resistenza civile alla camorra, dentro e fuori le istituzioni. Il libro è il racconto di una comunità che ha scelto di non arrendersi. Non ci sono eroi, solo cittadini che, pur tra paure e sconfitte, hanno deciso di restare, di lottare, di credere nel riscatto.