Chiesa
È giunta alla quarta edizione l’ormai consueta proposta di formazione dei gruppi cattolici Lgbtq+ della Diocesi di Padova – Emmanuele, Il Mandorlo (giovani) ed Effatà (genitori) – che si sono dati appuntamento a Villa Immacolata per vivere insieme la giornata del 7 marzo. L’iniziativa, dal titolo “Tutti, tutti, tutti”, ha coinvolto i partecipanti nella riflessione sulle conclusioni del Sinodo italiano, che incoraggiano le Chiese locali a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come delle loro famiglie. «È un passo avanti significativo – commenta Edgar Libretti del gruppo Emmanuele – che attendevamo da tempo e che accogliamo con grande gioia. Ci auguriamo che ora queste parole diano coraggio e che permettano davvero a ciascuno di noi di essere accolto nelle proprie comunità e non più lasciato ai margini o costretto a nascondere la propria condizione».
A presentare i passaggi che hanno portato alla stesura del documento sinodale, don Francesco Zaccaria, in dialogo con Mariasofia Zanoni, presidente dell’associazione Il Mandorlo. Dal confronto e dalla condivisione con i partecipanti è emerso tuttavia che, pur nella speranza che questa apertura alimenta, la strada da percorrere sia ancora lunga. «L’impressione – spiega Luisa Varotto, del gruppo Effatà (genitori di persone Lgbtq+) – è che le suggestioni pastorali del documento sinodale siano prive di reali intenzioni di inclusione, perché non intercettano la domanda di riconoscimento della ricerca di fede da parte delle persone omoaffettive e transgender. Allo stato attuale delle cose, infatti, la Chiesa sembra voler privare l’amore dell’esperienza di intimità dei corpi e non riconosce ancora il progetto di vita che può germogliare dalle relazioni tra queste persone».
Nonostante le difficoltà, rimane a ogni modo un punto fermo e incoraggiante la volontà da parte dei cattolici Lgbtq+ di continuare a camminare dentro la Chiesa, tenendo aperto un dialogo costruttivo. «Il traguardo più grande – sottolinea infatti Martina Zanarella del gruppo Il Mandorlo – è stato dare la possibilità a tutti di informarsi e di conoscere realtà e persone anche diverse da sé: è il primo passo per una Chiesa più consapevole del mondo che abita. Anche solo pochi anni fa nessuno si sarebbe aspettato una partecipazione così numerosa, che dà anche l’opportunità al nostro gruppo di farsi conoscere e di accogliere persone nuove, che possano farsi coraggio reciprocamente e contribuire allo sviluppo di una pastorale sempre più aperta a tutti».
Nel pomeriggio del 7 marzo, d’altra parte, dopo aver dedicato tempo al documento sinodale, i partecipanti hanno avuto modo di vivere un momento laboratoriale sull’inclusione, tenuto dalle associazioni Epimeleia e Bomarosa. «È stata l’occasione – racconta Alessandro Dosi del gruppo Effatà – per ragionare insieme su alcune proposte concrete per una pastorale più accogliente. I laboratori, ad esempio, ci hanno permesso di prendere atto che diversi dei tratti distintivi uomo-donna sono in realtà frutto della cultura e della tradizione e che in molti casi alimentano solo pregiudizi. Ci auguriamo che la presenza di situazioni non perfettamente riconducibili allo schema binario diventi un invito, per la Chiesa, a conoscere, ascoltare e accompagnare tutte le persone, con uno sguardo che tenga insieme verità e misericordia. La speranza è che queste riflessioni possano offrire spunti nuovi e stimolanti e darci il coraggio di continuare il nostro dialogo con la Chiesa che, con gioia, pur nelle difficoltà, noi e i nostri figli abbiamo scelto di abitare».