Idee
Una recente ricerca, apparsa su “Frontiers in Nutrition” e condotta da esperti dell’Università di Istanbul Atlas, riflette sull’impiego dell’IA da parte degli adolescenti per l’elaborazione di diete “fai-da-te”, mostrandone criticità e rischi. Ne parliamo con la professoressa Antonella Diamanti, responsabile dell’Unità Operativa Malattie Digestive e Riabilitazione Nutrizionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Quanto è diffuso tra gli adolescenti l’uso dell’IA per “auto-gestire” la propria alimentazione?
Non ci sono dati ufficiali, ma è ragionevole pensare che molti adolescenti siano spinti a ricorrere a tale strumento e che il numero possa crescere. Le applicazioni dedicate alla nutrizione sono numerosissime e i chatbot IA sono uno strumento cui i giovani ricorrono costantemente per svariati motivi, quindi potenzialmente anche per la gestione dell’alimentazione. Si tratta di strumenti “a portata di mano” e che utilizzano un linguaggio amichevole, confidenziale e pertanto incoraggiante.
Come funzionano questi strumenti?
Nel 2022 uno studio scientifico ha analizzato e valutato circa 30 applicazioni dedicate alla nutrizione. La maggior parte di esse non presentavano aggiornamenti e non menzionavano le fonti di informazioni cui attingevano. Insomma, sono emerse significative criticità legate all’eterogeneità, alla incerta affidabilità dei database e alle metriche di accuratezza nell’analisi dell’introito calorico. L’intelligenza artificiale somma in maniera meccanica gli apporti calorici, spesso non tiene conto delle tabelle nutrizionali ufficiali. In generale l’IA e le applicazioni potrebbero essere efficaci se utilizzate con la guida di un professionista della nutrizione, in grado di impostare correttamente i dati e di dare dei “confini” all’interno dei quali elaborare indicazioni corrette e non pericolose per la salute.
Cosa rischiano gli adolescenti quando si affidano all’IA per ricevere consigli alimentari ed elaborare diete?
I rischi sono sostanzialmente di due tipi. Il primo riguarda l’apporto calorico: lo schematismo dell’IA propone spesso quantità di cibo troppo restrittive, come riportato nello studio di Frontiers, spesso senza tenere nella dovuta considerazione l’età dell’utente. Queste riduzioni estreme possono trasformarsi in ossessioni e disturbi del comportamento alimentare. Il secondo rischio, meno frequente ma comunque pericoloso, riguarda il fatto che alcuni giovani hanno esigenze particolari di alimentazione, magari a causa di patologie. Un adolescente, spesso, non è pienamente consapevole di questo aspetto, lo trascura quando inserisce i propri dati nella programmazione del chatbot. Un piano nutrizionale che non tenga conto del contesto clinico espone a forti rischi.
È possibile educare gli adolescenti a un utilizzo responsabile di questi strumenti?
L’IA può offrire soluzioni utili a migliorare l’approccio alle tematiche nutrizionali. Le linee guida 2023 dell’American Academy of Pediatrics (AAP) sulla gestione dell’obesità, riportano l’utilità di ricorrere a sistemi di digital health, in grado di coinvolgere i bambini con meccanismo di gioco (gamification) e nello stesso tempo fornire appropriate indicazioni di educazione alimentare e di modifiche dello stile di vita. Tra gli strumenti consigliati l’AAP vanno annoverati in particolare quelli basati sul sistema del Traffic Light Diet. Tale sistema è uno strumento intuitivo e divertente che insegna ai bambini a categorizzare gli alimenti in base ai colori del semaforo: il verde indica i cibi nutrienti e sani, il giallo gli alimenti da consumare con moderazione e il rosso quelli processati da consumare molto di rado. Il Center for Disease Control and Prevention (CDC), incoraggia l’impiego di tale strumento per la prevenzione del Diabete di Tipo 2. Naturalmente il controllo medico è sempre cruciale e indispensabile.
Quali sono le tendenze più preoccupanti oggi nell’ambito dei disturbi alimentari?
Stanno aumentando in maniera importante pazienti che soffrono di ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), un disturbo alimentare caratterizzato da evitamento o restrizione del cibo e che può colpire tutte le fasce d’età. Gli alimenti che più frequentemente vengono evitati in età pediatrica sono rappresentati da frutta e verdura. Si tratta di condizioni diverse dall’anoressia propriamente detta, e, molto più affini ai disturbi dell’asse intestino-cervello, cui spesso si associano. La selettività verso alimenti di natura vegetale può causare importanti deficit di Vitamina C, responsabili dell’insorgenza di scorbuto, malattia in passato frequente. I dati di “OKKIO alla salute” segnalano invece un trend in diminuzione di obesità e sovrappeso tra il 2008 e il 2023. I quadri di anoressia nervosa dell’adolescente sono, invece, in aumento.
Come aiutare le nuove generazioni?
La prevenzione precoce e ben strutturata è il primo passo. Occorre avviare una corretta educazione alimentare fin dalla primissima infanzia con l’aiuto dei pediatri e della scuola, in questi percorsi gli strumenti digitali possono fornire un valido supporto, ma sempre sotto la guida di medici e specialisti.