L’ottimismo che l’estate scorsa aveva pervaso molti produttori di latte veneti è durato poco: in breve le cose sono cambiate. E ora si parla di crisi nera in particolare nell’Alta Padovana, dove sono circa 400 gli allevatori coinvolti, cui si deve gran parte del fatturato annuo provinciale di settore che si aggira sugli 80 milioni di euro.
Oggi produrre un litro di latte, fa sapere Cia Padova, costa oltre 50 centesimi, mentre al latte crudo che viene venduto sul mercato senza contratti a lungo termine, detto latte “spot”, che è il 40 per cento di quello immesso sul mercato (il restante è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito), sono riconosciuti appena 20 centesimi al litro. Con il conflitto in Medio Oriente in atto, il timore è che la forbice possa allargarsi: ci si attende che i prezzi dei concimi, del gasolio agricolo e dell’energia elettrica aumentino ancora. E visto che gli allevamenti sono strutture fortemente energivore, questo è un grosso problema.
«Fatti due conti – spiega il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini – gli allevatori stanno lavorando in perdita. Il nodo sta sia in un surplus produttivo a livello europeo, sia nel rallentamento della domanda interna di latte. E tale situazione di estrema difficoltà sta andando avanti da ottobre; stiamo attraversando una tempesta perfetta, il comparto rischia il definitivo “ko”. E quando chiude un’azienda agricola, a rimetterci a cascata è l’intero tessuto socio-economico di un territorio. Il primario è strategico per le comunità, gli agricoltori producono cibo sano e genuino, e sono pure i primi custodi del territorio».
Non si tratta solo di un delicato momento contingente, la crisi è iniziata prima della recente guerra in Iran e potrebbe durare ancora a lungo. Gli allevatori non hanno molta voce in capitolo al tavolo delle trattative, si trovano a dovere subire il prezzo del latte che altri decidono per loro. Per questo agricoltori e associazioni agricole chiedono di correre ai ripari, auspicando una mobilitazione da parte del mondo della politica, perché gli abbandoni non diventino sempre più frequenti e il settore vada gradualmente, nelle nostre zone, a scomparire. Come ha fatto, per esempio, l’eurodeputata Cristina Guarda di Alleanza verdi e sinistra, intervenuta la scorsa settimana in Commissione agricoltura al Parlamento Europeo, denunciando il crollo dei prezzi che sta travolgendo il settore lattiero-caseario: «È una crisi annunciata che l’Europa sta guardando passare con colpevole ritardo – ha denunciato l’onorevole Guarda – e siamo di fronte a uno schema che si ripete ciclicamente dal 2015, anno della fine delle quote latte. Oggi paghiamo l’eccesso di offerta, la chiusura del mercato cinese e le strategie dei grandi gruppi industriali, ma a pagare il conto sono solo gli anelli più deboli della filiera. Chiediamo l’attivazione immediata del meccanismo di riduzione dei volumi per fermare la spirale al ribasso».
La crisi dello zucchero allarma gli agricoltori veneti, che chiedono un tavolo di confronto nazionale con tutti gli attori del comparto bieticolo-saccarifero. La drastica riduzione degli ettari coltivati a barbabietola da zucchero, un meno 50 per cento che riguarda non solo il Padovano ma anche il Polesine e il veneziano, ha infatti portato alla sospensione – che si auspica solo temporanea – della produzione dello zuccherificio di Pontelongo.
La riduzione delle superfici destinate alla coltivazione delle barbabietole nel Veneto, passate dai 30 mila ettari del 2024 ai circa 19 mila del 2025, è un effetto della perdurante crisi del costo dello zucchero, ma anche dell’incidenza dei mutamenti climatici cui si sono sommati i danni causati dagli attacchi delle specie infestanti. La conseguenza è stata il calo significativo delle rese e l’aumento dei costi: una minore redditività che allontana gli agricoltori veneti da questa storica coltura.
«Riteniamo che questa difficile fase contingente – ha rimarcato il presidente di Coprob Italia Zuccheri, Luigi Maccaferri – sia transitoria e che il rilancio sia possibile e doveroso. Mantenere a Pontelongo il settore di confezionamento è per noi un segnale tangibile della rilevanza di questo sito produttivo». In quest’ottica, la cooperativa sta proseguendo il progetto di ammodernamento strutturale dell’impianto finanziato dal Pnrr per 3 milioni di euro.
Tra le conseguenze della crisi c’è anche la perdita di sostenibilità ambientale: le barbabietole sono una radice che va a spaccare in profondità gli appezzamenti, smuove la terra in maniera naturale, permettendo una corretta rotazione dei terreni e rilasciando sostanze nutritive utili per coltivazioni successive quali grano e mais.