Cosa sono i crediti di carbonio e perché sono sempre più importanti? L’argomento è all’ordine del giorno, come indicano due recenti appuntamenti “padovani”: la terza edizione dell’European Carbon Farming Summit, evento internazionale che ha riunito a marzo in città centinaia di addetti del settore provenienti da tutta Europa, e un convegno organizzato a Piove di Sacco dal Circolo Wigwam e dall’associazione dei giornalisti agroambientali veneti Argav.
I “crediti di carbonio” sono il sistema messo a punto a livello globale per provare a ridurre le immissioni di anidride carbonica (CO₂) nell’atmosfera, concausa dei cambiamenti climatici. L’agricoltura si situa in una situazione particolare, visto che rappresenta sia una fonte di emissioni (dal metano degli allevamenti al protossido di azoto dai fertilizzanti), sia un potenziale “serbatoio di stoccaggio di carbonio”, data la capacità del suolo di immagazzinare CO₂.
Nel novembre 2024 il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un regolamento che istituisce il primo quadro di certificazione a livello di Ue per gli assorbimenti permanenti di carbonio. Ma come può l’agricoltura generare “crediti di carbonio”? Adottando pratiche che aumentano la sostanza organica del suolo, che ha la capacità di trattenere il carbonio, come forme di agricoltura conservativa, colture di copertura (cover crops), rotazioni colturali o compostaggio. Una pratica che si sta diffondendo per l’incremento dell’assorbimento di CO₂ è l’agroforestazione, ovvero la messa a dimora di specifiche alberature, per esempio pioppeti. Possono poi ridurre le emissioni di CO₂ anche una migliore gestione dei fertilizzanti, l’adozione di digestori anaerobici per liquami o l’incremento dell’efficienza energetica aziendale.
Il sistema dei crediti di carbonio e dei certificati è interessante per gli agricoltori perché trasforma la capacità dell’agricoltura di assorbire CO₂, la carbon farming, in un valore economico che può rappresentare quindi una nuova fonte di reddito. E sensibilizza il mondo rurale: l’agricoltura può diventare non solo meno inquinante, ma anche parte attiva della soluzione climatica.
Non mancano però le criticità: è perfettibile la messa a punto di specifici criteri di misurazione e verifica del carbonio nel suolo, vi sono dei costi da sostenere per la certificazione, e non è facile avere la certezza della permanenza del carbonio nel suolo per il numero di anni prestabilito, anche a causa della variabilità climatica. C’è poi la forte oscillazione del loro valore, che – secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Smart AgriFood – nel 2024 ha variato tra i 7 e i 55 dollari, a seconda della qualità dei progetti e delle dinamiche di mercato.
In questo quadro Veneto Agricoltura, l’Agenzia regionale per il settore primario, sta lavorando alla progettazione di un proprio schema di certificazione dei crediti di carbonio da carbon farming. Si tratta di due specifici schemi di certificazione, come ha spiegato Lorenzo Furlan, direttore della Direzione ricerca e innovazione dell’Agenzia, dei crediti di carbonio da “colture erbacee (e agroforestazione)” e da “gestione forestale”, nonché della messa a punto di un registro regionale dei crediti di carbonio. L’obiettivo è sviluppare metodologie di certificazione valide a livello europeo, sfruttando le esperienze dell’ente in tema di agricoltura sostenibile.
Il Consiglio dell’Ue ha approvato a fine 2024 un regolamento che istituisce il primo quadro di certificazione a livello europeo per gli assorbimenti permanenti di carbonio. Nel mondo vi sono tuttavia approcci diversi, e Cina e Usa da soli oggi coprono la quasi totalità delle concessioni di crediti di carbonio.