Idee
Nulla come l’energia e il suo prezzo, prima ancora che il suo valore, riescono a tenere insieme la geopolitica con la cronaca, la macroeconomia del barile con la microeconomia della pompa di benzina. E mai come in questi giorni, quando il prezzo del gasolio è arrivato stabilmente oltre i 2 euro al litro e un cappio cinto allo stretto di Hormuz torna a strangolare i rifornimenti mondiali, una riflessione seria sul futuro anche delle nostre città appare non più rimandabile.
È questo il senso profondo della sfida che attende Padova con la sua Climate action week, al via il prossimo 11 aprile, un evento che si inserisce in un panorama internazionale in fermento, segnato dal tentativo della Colombia di rilanciare il Fossil fuel treaty oltre la Cop30. «Si tratta di un’iniziativa della cui importanza discuteremo proprio a Padova – spiega il giornalista e
podcaster Ferdinando Cotugno, esperto di ambiente ed ecologia del quotidiano Domani – non ci attendiamo niente di epocale, però vi prenderanno parte Paesi produttori di idrocarburi, come la stessa Colombia, e l’Australia che è il secondo produttore mondiale di carbone. L’obiettivo ambizioso di cui si discuterà è il trattato di non proliferazione delle fonti fossili. Non si tratta ancora di un vero e proprio trattato internazionale, ma di un discorso pubblico potente che ha già ottenuto il sostegno, tra gli altri, dell’Oms».
La sfida è, in qualche modo, quella di andare oltre il multilateralismo figlio degli anni novanta, che oggi appare troppo lento rispetto all’urgenza climatica. «L’esperimento di Santa Marta, organizzato da Colombia e Paesi Bassi – continua Cotugno, che animerà l’evento inaugurale della settimana “Transition away dai combustibili fossili: utopia o soluzione reale?”, ospitato dall’Orto Botanico domenica 11 aprile alle ore 15 – rappresenta l’idea che non si possa più aspettare che tutti i Paesi del mondo si muovano all’unisono, ma che una parte di essi, un’avanguardia, agisca come una navicella che si stacca dall’astronave madre e prova ad avviare questo processo sperando che gli altri la seguano. È un tentativo molto da guerra fredda com’è da guerra fredda la situazione che stiamo vivendo in questo periodo e che si gioca proprio sulle linee della transizione delle fonti d’energia, con gli Stati Uniti, la Russia e i petrostati da un lato e dall’altro “l’elettrostato” cinese che sta allevando una serie di piccoli stati simili; basta vedere i numeri del fotovoltaico in Pakistan e il caso emblematico della Spagna».
C’è però una differenza strutturale e quindi profondamente politica tra questi due modelli di sviluppo. «Abbiamo questa faglia fra chi procede con decisione sull’elettrificazione e la decarbonizzazione e chi rimane indietro – riflette ancora il giornalista di Domani – L’Europa è esattamente a metà di questa frattura con Italia, Ungheria e in parte Germania da un lato e dall’altro Spagna e Portogallo con il supporto esterno del Regno Unito. È ormai diventato un confronto esistenziale, perché conviene economicamente: gli idrocarburi sono una materia prima di cui ti devi costantemente approvvigionare, mentre le rinnovabili sono una tecnologia che abbatte radicalmente il suo costo dopo l’installazione. Il sole e il vento, a differenza del gas e del petrolio, non possono essere trasformati in un’arma di ricatto geopolitico. Certo, l’infrastruttura delle rinnovabili ci espone a dipendenze nuove, quelle per il litio, il nickel, il silicio policristallino o le terre rare, ma una volta che hai comprato la tecnologia, peraltro da una geografia di fornitori molto più diffusa rispetto a quella del fossile, poi sei finalmente emancipato».
In questo contesto, la scelta di campo delle amministrazioni locali diventa determinante per trainare il cambiamento nazionale e dare risposte concrete ai cittadini. «Ricordo bene il dibattito degli anni novanta quando il Governo decise di finanziare il motore a gas per le automobili: già allora era evidente che non si trattava di una risposta valida per il futuro dell’industria e infatti il mercato non è decollato con i numeri che molti si attendevano».
Arturo Lorenzoni, già vicesindaco di Padova e consigliere regionale del Veneto, da alcune settimane è ritornato a tempo pieno al suo primo amore: la cattedra di Economia dell’energia all’Università di Padova. «Padova ha fatto una scelta audace ad aderire agli obiettivi di neutralità climatica 2030 e credo abbia fatto anche la scelta giusta – commenta il docente padovano che interverrà al panel ospitato da Banca Etica “Energie dal basso: lotte locali e sfide globali per la transizione energetica” che si terrà il 14 aprile alle ore 19 – Il tema centrale è che il mondo dell’energia, negli ultimi trent’anni, ha superato definitivamente l’economia di scala: nel Novecento il sistema si era concentrato su grandi impianti perché costavano meno, come Porto Tolle che è poi stato dismesso. Oggi un impianto più piccolo ha rendimenti proporzionalmente più alti e questo ha spostato nel tempo gli equilibri da grandi imprese, grande finanza e grandi operatori a investimenti locali e diffusi».
La Padova Climate action week è la rassegna cittadina ispirata dall’omonima manifestazione londinese e dedicata alla transizione ecologica e alla sensibilizzazione sul clima. Si svolge dall’11 al 19 aprile e gli eventi avranno luogo in varie sedi cittadine. Attraverso dibattiti, laboratori e incontri con esperti, l’iniziativa esplora soluzioni concrete per il futuro del territorio. Convoglia esperienze e competenze locali e globali per scambiare conoscenze e trasformare le idee in soluzioni pratiche e immediate per la transizione climatica.
La Difesa del Popolo racconta l’evento come partner editoriale, mentre la Fondazione Lanza ne segue il coordinamento come partner strategica specializzata in Etica ambientale. Per il programma completo e ogni informazione, è possibile consultare il sito padovaclimateactionweek.org.

Si intitola “Crisi climatica: tra urgenza, responsabilità e speranza” l’evento di riflessione sulla dimensione etica della crisi climatica e sull’urgenza di una rinnovata responsabilità per una conversione ecologica. Organizzato dalla Diocesi di Padova, Fondazione Lanza, Missionari Comboniani, all’interno della Padova Climate action week, l’evento, che si tiene giovedì 16 aprile in Basilica del Santo, si articola in tre momenti: un approfondimento di carattere scientifico ed etico (dalle 19, nello studio teologico con il prof. Luca Mercalli, Società meteorologica italiana e il prof. Simone Morandini, dell’Istituto ecumenico San Bernardino), una veglia di preghiera alle 20.30 con il vescovo mons. Claudio Cipolla e infine un momento artistico alle 21, nel chiostro della magnolia, dal titolo “Un canto nuovo” con la cantautrice Erica Boschiero.