Mosaico
Cantante, polistrumentista e produttore discografico, Davide Ferrario, classe 1981, di Monselice, ha il “battesimo del fuoco”, in studio e dal vivo, con Franco Battiato.
Partiamo dalla fine, ossia dai concerti al fianco di Pezzali a bordo della nave da crociera Costa Toscana, in collegamento ogni sera con l’Ariston durante il festival di Sanremo.
«Quando c’è stato l’annuncio ufficiale, a ridosso del festival, la cosa era appena stata decisa, per cui i tempi per prepararla a dovere erano davvero ristretti. Malgrado la fretta e la mole di lavoro da fare, i nuovi arrangiamenti e la produzione, hanno reso bene, regalando una bella esperienza sopra e sotto il palco. Una volta terminata, non nego che sono stato felice di rientrare a casa, di dedicarmi al ciclismo, un’altra mia grande passione, e di riprendere a lavorare in studio sui miei progetti».
E che effetto le ha fatto tornare sotto i riflettori sanremesi a distanza di tanti anni dall’esibizione con gli FSC?
«In verità a Sanremo, dopo quel 2007, sono tornato quasi ogni anno, anche se, per scelta, regolarmente dietro le quinte. In un certo senso, quindi, la familiarità con l’ambiente non è mai andata persa. Si tratta comunque di un evento sempre enorme, si sa. Il riflettore era puntato sulla formidabile carriera di Max, io ho solo fatto la mia parte».
Come proseguirà l’attività con Pezzali?
«A breve avremo il tour europeo, in partenza il 14 aprile. A seguire, a giugno, comincerà quello negli stadi, con due date previste all’Euganeo (8 e 9 luglio, ndr)».
Ci può parlare del suo background musicale?
«La prima cosa che mi ha spinto a fare musica è stata l’elettronica, ho cominciato da piccolissimo con la dance. Avevo imparato un po’ a suonare la chitarra sulle canzoni dei Beatles, ma i primi guizzi creativi li ho sperimentati con il computer. A un certo punto mi sono innamorato del britpop di Oasis, Blur e Radiohead, restati a lungo il mio riferimento artistico principale».
Il sound peraltro con cui è stato notato da Battiato. Cosa si porta dietro da quell’esperienza mastodontica?
«È stata sicuramente una delle esperienze più importanti della mia vita, nonché la prima. Ho fatto talmente tanti concerti che è impossibile ricordarli, i primi due con Battiato però, uno ai Magazzini Generali per la presentazione di Dieci stratagemmi, il disco registrato con la band, e successivamente l’apertura del tour all’Alcatraz (entrambi a Milano, ndr), me li ricordo come se fosse ieri: in quel momento, per la prima volta nella vita, sono salito su un palco che non era più il locale sotto casa, ero davanti a migliaia di persone che avevano pagato un biglietto per sentire un concerto nel quale suonavo, facevo insomma parte anch’io di quel meccanismo: è lo switch sostanziale nella vita di chi fa questo mestiere, perché c’è un prima e un dopo. Inoltre avere avuto a che fare con un repertorio di un certo tipo è stata una grande fortuna».
Oggi chi è il Davide Ferrario compositore?
«Ho ricominciato dall’elettronica, mi divertiva l’idea di tornare a fare il dj e ripercorrere con le competenze acquisite quel mondo che mi aveva conquistato da bambino. Ho realizzato numerosi dischi che si possono ascoltare su qualsiasi piattaforma, da Spotify a Apple Music. Va detto che non è dance in senso stretto, la tipica “cassa in quattro” nella mia produzione è più un pretesto, sono per certi versi più vicino alla musica da film. L’ultimo lavoro s’intitola Home. Poi è uscito Lowlight, un Ep, un extended play in collaborazione con Jack Jaselli e Paola Dalai».
Ha suonato con Battiato, è in tour con Pezzali, nel mezzo ci sono Gianna Nannini, Milva e Piero Pelù. Ferrario è anche autore e compositore, con numerosi dischi a proprio nome, dal pop-rock all’elettronica. A settembre sarà al festival di Portogruaro, qui la scorsa estate, con il percussionista Alessandro Perissinotto, ha ripreso e rielaborato Ritratto di città, opera di musica concreta di Luciano Berio.
Fino al 29 marzo, alle ex Scuderie di Palazzo Moroni, c’è la mostra del progetto Art&Science Across Italy, promossa da Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e Cern di Ginevra. Un progetto educativo capace di avvicinare il pubblico alla scienza e di stimolare negli studenti una comprensione più profonda e consapevole dei contenuti appresi, con le opere degli studenti che, attraverso un percorso formativo e creativo, danno forma artistica ai concetti della scienza. Con installazioni, immagini e linguaggi espressivi diversi gli studenti interpretano fenomeni, modelli e idee della fisica, dimostrando come la conoscenza scientifica possa diventare anche un’esperienza estetica e culturale. Il progetto ha l’obiettivo di valorizzare il dialogo tra studio della scienza e creatività artistica. Ingresso libero, orari: 9.30-12.30 e 15-18.