Mosaico
Costruire una casa su un albero può sembrare un sogno da bambini, un gesto semplice e quasi primordiale che però sottende qualcosa di più profondo: il desiderio di un cammino inverso, che salga verso l’alto per distaccarsi da ciò che resta a terra – ritmi frenetici, tecnologie, rumore continuo. È da questa intuizione che prende le mosse Fra i rami. Storie, scoperte e riflessioni da una casa sull’albero, l’ultimo libro di Daniele Zovi (Utet 2025, 224 pagine, 17 euro).
Lo scrittore e divulgatore di Roana, per quarant’anni in servizio nel Corpo forestale dello Stato – fino a guidare il comando del Triveneto con il grado di generale – torna ancora una volta al suo oggetto privilegiato: la natura. Lo aveva fatto negli ultimi anni con libri come Autobiografia della neve, Caccia al topo e Sulle Alpi, costruendo un percorso narrativo in cui l’osservazione scientifica si intreccia con la memoria personale e il racconto del paesaggio.
Stavolta punto di partenza del suo racconto/riflessione è il proprio giardino nei boschi dell’Altopiano dei Sette Comuni. Presto però quel rifugio sospeso tra i tronchi diventa qualcosa di più: un punto di osservazione privilegiato sul bosco e sulle sue presenze, gli animali che lo abitano, le stagioni che lo trasformano e il tempo lento della natura. «Non voglio andare sull’albero per sottrarmi al mondo – spiega Zovi – Ma per tirare il fiato sì. Credo che abbiamo il diritto di staccarci per un po’, stare in silenzio e al buio senza niente di superfluo».
L’idea alla base, racconta l’autore, nasce molto prima del volume: «Avevo otto anni quando con un mio amico avevamo trovato l’albero giusto, un grande faggio vicino a Roana. Avevamo persino recuperato delle tavole dalla stalla del nonno e le avevamo nascoste sotto le foglie. Poi lui se ne accorse e dovemmo restituirle: a quei tempi anche gli oggetti più umili avevano un valore. Ma quel desiderio è rimasto lì».
Bastano un paio di metri di altezza per cambiare anche lo sguardo sul bosco e sugli animali che lo abitano: «Quando mia moglie Silvana è salita per la prima volta sulla piattaforma ha scorto subito un capriolo che pascolava nel prato sotto la casa. Noi lo vedevamo, ma lui non si era accorto di noi: non eravamo più una presenza ingombrante». Accanto alla dimensione quasi spirituale – il silenzio, l’altezza, il distacco dal superfluo – Fra i rami è anche un libro letteralmente radicato nel territorio. Il bosco raccontato da Zovi non è un paesaggio ideale, ma quello reale dell’Altopiano, segnato dalle trasformazioni ambientali degli ultimi anni. Qui ad esempio si sente il canto degli assioli, piccoli rapaci notturni che un tempo non vivevano a queste quote, ma che oggi risalgono la montagna anche a causa del riscaldamento climatico.
Allo stesso tempo emergono le ferite delle foreste alpine: il bostrico, il minuscolo insetto che sta devastando vaste porzioni di abetaie, e la tempesta Vaia, che nell’autunno del 2018 ha abbattuto milioni di alberi. Eventi che riportano il lettore alla fragilità degli ecosistemi montani e al modo in cui anche le attività umane stanno modificando equilibri costruiti in secoli. Così la casa sull’albero diventa qualcosa di più di un rifugio personale: è un punto di osservazione sul presente e sul futuro dell’ambiente in cui viviamo. Tra i rami, sospeso tra il prato e la chioma degli alberi, Zovi sembra suggerire una possibilità semplice ma radicale: rallentare, respirare, osservare. E soprattutto tornare a sentirsi parte di una comunità silenziosa fatta di alberi e animali, che nello scorrere delle stagioni continua a viverci attorno.
Il libro Fra i rami. Storie, scoperte e riflessioni da una casa sull’albero è stato presentato a Padova, il 13 marzo all’Orto botanico e il 18 alla libreria Feltrinelli: incontri che hanno attraversato memorie personali e riflessioni sulla montagna. Nel 2025 Zovi ha pubblicato Sulle Alpi. Un viaggio sentimentale ((Raffaello Cortina Editore) che ha vinto il Premio Cortina d’Ampezzo 2025.