Storie
Alla Giornata nazionale per la commemorazione delle vittime del Covid, il 18 marzo a Vo’, c’era anche l’Ospedale degli orsi, perché è proprio in quel periodo, quando tutto si pensava eccetto a perdersi nelle favole o inventarsi un nuovo lavoro basato sulle relazioni con i soggetti fragili, che a Laura Cavestro è balenata l’idea di coinvolgere bambini e nonni in quello che per lei era già una passione: la creazione di giocattoli artigianali.
Pensato quasi per gioco, questo progetto ha preso vita con un bando di Cescot Veneto per riattivare luoghi sfitti dei centri storici nel novembre del 2020. Oggi il ProntoSoccORSO è diventato un format dal marchio registrato di Civicovent8. Questo infatti il nome del laboratorio di Laura Cavestro, creato compiendo una scelta coraggiosa che l’ha portata ad accantonare un lavoro ventennale di progettista in ambito edilizio, per improvvisarsi imprenditrice.





Potremmo definirla una startup, ma Civicovent8, a Monselice, è molto di più di una semplice impresa: è una fucina di idee per creare relazioni intergenerazionali, prendendosi cura di se stessi e degli altri; è un luogo per star bene, per affrontare le fragilità e la vita stessa con spirito positivo e meraviglia come fanno i bambini nel gioco. E proprio dai piccoli, con laboratori itineranti allestiti per strada in occasione di eventi locali, è partita la voglia di riprendere in mano la sua passione, quella di creare giocattoli di legno e stoffa: «è un’arte che ho appreso da papà, costruivamo giocattoli nel garage di casa, poi c’è la passione per le bambole di pezza – spiega l’imprenditrice – che spesso confezionavo con la nonna. Lei aveva vissuto gli anni d’oro della Effe bambole Franca, quando Monselice era la capitale dell’economia del giocattolo. E proprio lei ha capito che avevo talento e a 17 anni mi regalò una Singer favolosa acquistata con i suoi risparmi con cui ho realizzato molte delle mie bambole da collezione». Le “PupettaMia”, come le chiama l’autrice, sono creazioni esclusive, che hanno tutta la cura e la qualità del made in Italy, ispirate alle persone destinatarie del dono, ma anche a personaggi famosi o delle fiabe. Una tradizione che viene da lontano, passata attraverso i ricordi d’infanzia, le fantasie e i sogni di una bambina che le è un po’ rimasta anche ora. Laura si definisce “giocattolaia contemporanea”, e mentre lo racconta traspare una luce viva dai suoi occhi chiari, seminascosti dagli occhiali importanti e dalla folta chioma rossa. È un vulcano di idee, rivelate con un sorriso giocoso e trasparente come il suo carattere estroverso. Tutto in lei è una storia, un incrocio di coincidenze che hanno un sapore magico, come quando racconta di come è nato il suo marchio Civicovent8: «è il mio numero di casa – dice – quando l’ho scelta me ne sono innamorata perché ho sentito qualcosa nell’aria. Non sapevo chi l’avesse abitata prima, ma dopo anni ho scoperto che apparteneva a una maestra che faceva i pennelli con le ciocche dei suoi capelli affinché tutti i bambini potessero dipingere. Una sua scatola di latta piena di bottoni, pizzi, perle e altri tesori mi era stata donata tempo fa da una signora, che ho scoperto essere sua nipote».
Laura Cavestro ha una sensibilità particolare che l’ha sempre portata a mettere la sua creatività al servizio degli altri, dapprima con il volontariato per animare il centro storico e poi con collaborazioni attraverso i laboratori creativi sostenibili e di inclusione in diverse realtà del territorio.
«Stare con i bambini è meraviglioso – afferma – e quando restituisci a loro un orsetto guarito ti riempiono il cuore di gratitudine». è proprio questo che fa l’Ospedale degli orsi: accoglie pupazzi malconci e li rimette a nuovo, ma soprattutto insegna ai bambini ad avere fiducia e a staccarsi dal proprio compagno di giochi per le cure, imparando a saper aspettare. C’è una sala d’aspetto; un triage per la diagnosi e un ProntoSoccOrso. I bambini possono rimanere vicino ai lettini, rimboccare coperte, fare fasciature, offrire cibi e bevande, come il tè della foresta per il mal di testa o la pizza che delizia. Per un ricovero del proprio peluche non servono grandi malanni, basta anche un mal di pancia o un po’ di tristezza. Insomma è una bella idea per trovare uno spazio gioco-laboratorio dove i bambini possono stare insieme tra loro, ma anche con i nonni, bravissimi a raccontare storie agli ammalati.
L’Ospedale degli orsi è stato allestito per la prima volta nella primavera del 2021 a Cittadella. Di settimana in settimana ha proposto laboratori creativi ed educativi per i bambini. Si potevano poi ascoltare le storie che le nonne raccontavano agli Orsi.
Attualmente è alla scuola primaria Guido Negri di Vo’, dato che il dirigente Alfonso D’Ambrosio ha voluto che Laura Cavestro, con la sua realtà, fosse tra i ricordi commemorati mercoledì 18 marzo. Può essere allestito e replicato su richiesta in ludoteche, asili nido, spazi commerciali, ambienti pediatrici o educativi come modello di approccio alla cura ospedaliera, per percorsi di educazione alla salute o semplicemente per insegnare a prendersi cura di se stessi e degli altri attraverso la creatività e la fantasia.
Tutto è nato da un sogno, che per Laura Cavestro ancora continua: «Mi piacerebbe poter dare vita a tanti ospedali degli orsi, con le copertine e i cuscini creati dagli ospiti delle case di riposo e i lettini costruiti da persone in comunità svantaggiate. All’interno una bella “equipe medica” fatta di bambini, nonni, famiglie, cantastorie e molto altro. Sarebbe la cura più vera che la mia idea può realizzare».
Cicciobello; Fanella; Maga Maghella; i Puffi; Goldrake… Sono alcune delle creazioni che per trent’anni hanno fatto di Monselice la capitale dei giocattoli, grazie a ditte come la Effe, che produceva 5 milioni di bambole all’anno, ma anche la Fabianplastica. Erano gli anni del boom economico e in poco tempo le produzioni monselicensi conquistarono il mercato mondiale con la qualità del made in Italy. Oggi non è rimasto niente di quel glorioso passato e al posto della fabbrica c’è un centro commerciale, eppure la memoria si potrebbe ancora salvare: in molti propongono da anni, un museo dedicato alle bambole.