Idee
Lo sguardo dell’Angelus Novus, celebre opera di Paul Klee è un segno di rifiuto del presente? O la sua negazione? O una condizione di passaggio nella quale un presente fluido impedisce di capire bene cosa ci attende, mentre il passato talvolta ci offre la protezione impotente di qualcosa che è già stato nostro ma non può tornare? È questo uno dei messaggi che ci invia “La modernità nell’Hora Lupi” (Fuorilinea, 287 pagine, 18 euro) di Mario Pollo, già docente alla Lumsa e alla Università Pontificia Salesiana: un lungo, articolato e complesso studio su un passaggio, quello che fin dal titolo è racchiuso in quel riferimento all’ora del lupo, vale a dire il momento in cui, secondo alcune mitologie, avveniva il passaggio tra la notte e l’alba, quando più opprimenti sono gli incubi, e il sonno ancora profondo.
L’ora del passaggio tra una sedicente modernità divenuta tradizione ad un’altra, che a sua volta si trasformerà, rivelando alcuni elementi nascosti dietro i proclami.
Il nostro autore tenta di togliere gli orpelli che nascondono la nostra ennesima modernità, quella di sistemi olistici che unificano e apparentemente facilitano l’esistenza comprimendola, come aveva profeticamente scritto Eliot un secolo fa, in una palla. E ovviamente sbandierandone i presunti vantaggi, soprattutto la comodità, il guadagno di tempo, l’accelerazione di ogni cosa.
Il cammino, quello della storia, che è stato riassunto in definizioni utili a semplificare, come quelle di romanticismo o illuminismo, e che però nascondono complessità ben più profonde, che hanno cambiato la concezione del mondo e dell’immaginario collettivo.
Pollo dedica ampie pagine al lento allontanamento dalla religione da parte dei pensatori di fine Seicento e di Settecento in nome di una completa autonomia di un uomo che da solo avrebbe percorso la strada delle sue magnifiche sorti e progressive, tanto per citare Leopardi, uno che se ne intendeva di svelamenti di falsi miti. Miti che tentavano la soppressione del sacro, perché esso, come scrive l’autore, resisteva alla concezione di tempo esclusivamente antropologica, e quindi impermanente, “insensibile al suo trascorrere e immune al suo fluire”.
Avviene insomma la rimozione di tutto ciò che poteva apparire come ritorno di quella che veniva vista come superstizione, e per di più alleata con il potere monarchico e assolutista. Quando quelle magnifiche sorti non si riveleranno tali, allora si assisterà al crollo di quella che era divenuta una divinità laica, una ragione fine a se stessa, e al ritorno della Bestia, con lo spaventoso scenario di campi di sterminio e soppressione dei deboli.
Fa bene Pollo a far notare come la Fisica del Novecento, soprattutto con la teoria dei quanti e il principio di indeterminazione di Heisenberg, abbia scardinato le stesse basi di un determinismo assolutista che profetizzava la graduale conoscibilità di ogni cosa.
Lentamente sta riemergendo una visione dell’esistente come interazione olistica, ma anche come possibilità di pensare, come il fisico Pauli, insignito del Nobel nel 1945, al coinvolgimento dell’osservatore “in una sorta di esperienza religiosa di cambiamento personale come parte del tutto, del tempo e del divenire”.
Un libro contro il determinismo, questo, e soprattutto un documentatissimo avviso ai naviganti a non fare della materia la propria regina, perché questa divinizzazione ha già portato non al progresso e alla felicità, ma alla distruzione degli altri, e di se stessi.