Chiesa
È la gentilezza il tratto che per primo colpisce di Kairat Kabiken, quando si presenta stringendo la mano e sorridendo timido. Ci sediamo, tra i tavoli del bar del centro parrocchiale del Milite Ignoto, a Terranegra; di fianco a noi Maria Rosa Mazzolini, che nella notte di Pasqua sarà la sua madrina e che, in quest’ultimo anno, lo ha accompagnato nel cammino del catecumenato.
Kairat comincia, così, con pacatezza e concentrazione, a raccontare la sua storia. Ha 24 anni quando, nel dicembre 2022, sale sull’aereo nella sua città d’origine, Almaty, in Kazakistan, per raggiungere l’Italia. Dopo la laurea triennale in Management gestionale, infatti, decide di tentare un’esperienza di studio all’estero e la sua scelta ricade su Padova, sul corso di laurea magistrale in Alimenti e vini d’Italia. I primi mesi qui però, ricorda, sono i più bui: nel suo piccolo appartamento, infatti, l’incertezza per il futuro lo angoscia, e tutto è reso ancora più difficile dalla solitudine e dalla precarietà economica. La borsa di studio che l’Università gli dovrebbe concedere, infatti, non è ancora stata erogata, e Kairat, per vivere, può disporre solo di ciò che è riuscito a mettere da parte nei pochi mesi di lavoro in Kazakistan.
«È stata forse la disperazione per la situazione in cui mi trovavo – racconta – a farmi uscire di casa, in quei giorni, e a cercare “rifugio” in una chiesa». Nonostante infatti la famiglia di Kairat sia musulmana, pur non frequentando particolarmente la comunità religiosa locale, è al Cristo crocifisso di una chiesa chioggiotta che il giovane si rivolge, per chiedere «indicami tu, Signore, la via».
E questa umile preghiera si fa, nel corso del tempo, quotidiana: per Kairat entrare in chiesa significa ritrovare la serenità dei pensieri che ha perduto, fino a quando, un giorno di quelli, una notifica sul cellulare lo fa sorridere di nuovo: è la banca, che gli comunica che può finalmente disporre della borsa di studio a lui destinata. «Da quel momento – ricorda Kairat – è cominciata una nuova vita: finalmente potevo comprare ciò di cui avevo bisogno per vivere, ma soprattutto andare in chiesa non più solo per chiedere “per favore”, ma anche per rivolgere a Dio il mio “grazie”».
Nei mesi successivi, si sente sempre più attratto a sapere qualcosa in più di quel Gesù che gli è stato vicino nel momento più delicato della sua vita: continua a frequentare la chiesa, sfogliando anche le pagine del Vangelo e imparando alcune preghiere. «A colpirmi sin da subito – spiega – è stata l’Ave Maria. La sua figura, di madre di Dio, mi incuriosiva e cresceva in me il desiderio di conoscerla. Una di quelle notti, poi ho fatto anche un sogno: era buio, tutto intorno a me, ma a un certo punto ho sentito una voce di donna, che mi diceva: “Non avere paura” e un raggio di luce mi ha illuminato. Da quel momento, ho deciso di acquistare un rosario e di cominciare a rivolgermi anche a Maria nelle mie preghiere».
Nel 2024 l’Università offre a Kairat la possibilità di un periodo di studio all’estero a Tolosa, in Francia, dove si fa alcuni nuovi amici, molti di questi cristiani, con cui condivide la fede. Al ritorno in Italia, però, nel 2025, il cielo sopra la sua testa, che si era appena rischiarato, torna a rannuvolarsi: durante una delle telefonate con la madre, in Kazakistan, gli comunica che le è stato diagnosticato un tumore. Kairat si domanda allora che fare: rimanere in Italia, oppure tornare dalla sua famiglia? Nello sconforto, cerca ancora nel Signore le proprie risposte: si reca quindi alla basilica di Sant’Antonio per avvicinarsi, per la prima volta, al sacramento della riconciliazione. Il frate che lo accoglie comprende la sua situazione e lo invita a rivolgersi all’Ufficio per il catecumenato della Diocesi di Padova, per chiedere di ricevere il battesimo. È da quel momento che comincia il suo discernimento, affiancato dalla catechista Maria Rosa Mazzolini, che racconta: «Ho conosciuto Kairat poco dopo che è venuto a mancare mio marito, in un periodo in cui mi stavo chiedendo che cosa avrebbe potuto nuovamente dare sapore alla mia esistenza, e poterlo accompagnare in questo percorso è stata davvero una grazia».
Ora, Kairat Gabriele, come ha deciso di chiamarsi, è pronto a essere battezzato, la notte fra il 4 e il 5 aprile, e pensa già alla bellezza, che scoprirà, di raccontare la propria fede, un domani: «Il mio desiderio ora – spiega – è di vivere la vita che Dio ha voluto per me e di essere testimone, per tutti, di come la sua presenza mi ha cambiato per sempre».