Rieccoci calati nel fulcro dei giorni del sangue e della speranza cristiana. I giorni della Passione e Resurrezione, anche se nelle chiese da sempre le pareti istoriate rappresentano più la passione che la resurrezione. Forse perché in quell’incrocio di legni senza tempo, resta inchiodata l’intera umanità. Oggi che gli uomini sono a un passo dalla Terza guerra mondiale, abbiamo anche noi dei chiodi conficcati nella carne. Forse non ce ne accorgiamo, o peggio, preferiamo non capirlo. Da anni non si contano più le Pasque di sangue. E questa è una Pasqua insanguinata più di molte altre, con le croci che si moltiplicano in ogni angolo del mondo e carnefici sempre più spregiudicati e senza limiti.
“Chiodi” sono i migranti che continuano a morire nel silenzio nel Mediterraneo. “Chiodi” sono i tanti morti di Gaza, Beirut, Teheran, Donbass e delle guerre africane, che ormai ci scivolano via come acqua. Tocca poi alle “parole” conficcarsi nella carne come spine. Blasfeme e ripugnanti sono quelle dell’incontenibile presidente degli Stati Uniti, circondato dai suoi dissacranti predicatori evangelici (pur sempre cristiani) che lo benedicono da stregoni.
C’è chi sparla troppo, e chi invece non parla proprio, come le piazze ammutolite al dilagare dei genocidi mondiali. L’economia è la croce laica, da cui tutti noi penzoliamo. Il male sembra essere assiso sull’altare per squillare le trombe del Giudizio, trovando le nostre coscienze silenti, spaesate e frustrate.
Ed è motivo di “vera passione”, anche l’ultima visita di papa Leone, che ha scelto di salire l’opulento monte del Principato di Monaco alle porte della Pasqua, piuttosto di calcare il monte del Golgota di Gerusalemme. Questo peso morale (che dobbiamo avere e provare), ci fa sentire tutti crocefissi. Chissà quindi, se basterà il ritorno di quelle tre donne per annunciarci la “resurrezione” del nostro domani!?