Fatti
“L’Ucraina è uscita dal quinto inverno marcato dalla guerra di ampie dimensioni, e ora sta entrando nelle celebrazioni della quinta Pasqua. Conosco diversi vescovi e sacerdoti, cattolici e non, che non hanno la possibilità di celebrare la Pasqua nelle loro cattedrali e parrocchie, e sono costretti a cercare altri luoghi dove farlo”. È l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico a Kyiv, a raccontare come i fedeli cristiani in Ucraina si stanno preparando a celebrare la Santa Pasqua. E aggiunge: “Nella situazione ancora più difficile si trovano i prigionieri di guerra e i civili privati di libertà. So che molti di loro aspirano a celebrare la Pasqua, così come attesta un’icona che abbiamo nella Nunziatura a Kyiv, nella quale è incorporata la riproduzione della preghiera “Padre nostro”, scritta dai fedeli privati della libertà a motivo di guerra a Balaklia, nella regione di Kharkiv, nella primavera del 2022”. “Quindi, la gioia di Pasqua in Ucraina è inevitabilmente mischiata con il sangue e con il dolore”, osserva il nunzio. “Ma proprio per questo motivo abbiamo ancora più bisogno della luce del Signore, perché nessun altro è in grado di darla. Senza la Pasqua e senza la speranza riposta in Dio, per molte persone le insopportabili fatiche causate dalla guerra sarebbero di gran lunga più difficili. E invece adesso io sento spesso le espressioni: ‘grazie a Dio per tutto ciò che ci è rimasto ancora’. Lo dicono i diplomatici stranieri, lo ripete la gente comune, lo dice chi è arruolato all’esercito”.
“Non c’è nessun dubbio, nel buio della guerra la Risurrezione del Signore risplende ancora di più”.

Se dovesse immaginare la Via Crucis con gli occhi di oggi, quali “stazioni” vedrebbe nell’Ucraina del 2026?
Venerdì scorso, abbiamo celebrato una Via Crucis ecumenica intorno alla chiesa di Santa Sofia di Kyiv. La croce è stata portata e le riflessioni sono state lette dalle persone che portano nel proprio corpo e nella propria mente le sofferenze: persone mutilate dalla guerra, ex-prigionieri, vedove, medici militari, volontari. Vissuta in questo modo, tutta intera la Via Crucis è molto toccante ed aiuta davvero ad unire la mente alle sofferenze innocenti patite da Gesù Cristo per noi. Ma se dovessi scegliere un paio di stazioni, sottolineerei la quinta stazione, perché l’Ucraina è grata ai tanti amici, i quali dall’estero, come milioni di “Cirenei”, aiutano i sofferenti a portare la croce; aggiungerei anche la sesta stazione, perché è importante anche la vicinanza e la solidarietà di chi non ha la possibilità di aiutare fisicamente o materialmente la popolazione ucraina, ma grazie alla propria vicinanza in qualche modo ripete i gesti della Veronica, la quale asciuga il viso sofferente di Gesù.
La Pasqua è un messaggio potente di speranza. Dopo cinque anni, obbiettivamente lei in cosa spera? Quale spiraglio di pace intravede (se la intravede) per l’Ucraina?
La Chiesa greco-cattolica ucraina prosegue una pratica introdotta già nel novembre 2021, cioè tre mesi prima dell’inizio di questa fase della guerra, perché la si percepiva arrivare: nei giorni specifici della settimana, i fedeli delle varie regioni invocano la pace con il digiuno. Mentre la Chiesa cattolica di rito latino, seguendo la propria tradizione, ha dedicato l’anno in corso al Sacratissimo Cuore di Gesù. Evidentemente, non solo con la preghiera si costruisce la pace, ma purtroppo in molte situazioni le decisioni vengono prese dai potenti di questo mondo, e quindi la missione della Chiesa in quei momenti è soprattutto quella di testimoniare la fede e la fraternità umana, insieme all’umile preghiera rivolta al Signore.

Molti affermano che purtroppo la “diplomazia” ha fallito. Quali “sforzi” diplomatici sta facendo la Santa Sede per tenere viva la luce?
Pochi giorni fa abbiamo riflettuto su questo tema con un Ambasciatore, peraltro non cattolico e neanche cristiano. Abbiamo costatato entrambi che la tendenza che vediamo a livello mondiale, quindi senza limitarci all’Ucraina, è quella di seminare ancora più caos di prima, e in quel caos molti nuovi attori mondiali sono tentati a ricorrere alle armi nucleari. In questo contesto, la voce del Santo Padre è una fra le poche a sottolineare l’urgenza a recuperare il diritto internazionale e a rinunciare del tutto per lo meno alle armi di distruzione di massa. Nel momento attuale questa voce del Papa e della Chiesa potrebbe sembrare ad alcuni come “una voce nel deserto”, e invece siamo certi che il ruolo della Chiesa sia proprio questo: preparare il terreno della pace già adesso, nell’ora buia. Il seme della pace verrà raccolto forse non subito. Purtroppo, bisognerà attendere che una più ampia parte del mondo si convinca che le soluzioni vanno cercate con più serietà e convinzione di quanto si è fatto finora. Quindi, direi che quella della Chiesa e della Santa Sede sia soprattutto una testimonianza di pace, la quale adesso viene percepita da alcuni come “utopica”, e invece è l’unica soluzione possibile. Cioè, ancora non ho visto in azione una diplomazia ad ampio respiro – che coinvolga per lo meno una gran parte dei Paesi del mondo – che cerchi la pace.
Perché succede?
A mio avviso, la causa principale è la lontananza mentale dalle popolazioni sofferenti: quando si pensa alla guerra come a un gioco elettronico, oppure comunque come un fenomeno che non mi riguarda direttamente, l’impegno è scialbo. Purtroppo, spesso l’umanità si mobilita di più quando si convince sulla propria pelle, e non su quella degli altri, che è venuto il tempo a cambiare il passo.
Presidente Zelensky ha detto di essere pronto ad un cessate il fuoco per le festività di Pasqua. È importante?
L’anno scorso c’è stato l’annuncio di un cessate-il-fuoco pasquale, e parzialmente è stato rispettato. Ho sentito io stesso le cannonate dell’artiglieria pesante a testimonianza che lungo la linea del fronte i combattimenti sono proseguiti, ma almeno gli attacchi contro le città sono stati sospesi. Già in questo vedevo un risultato positivo, e mi auguro che qualcosa di simile possa avvenire anche quest’anno, e la proposta del Presidente dell’Ucraina venga accolta.
Avete timore per la sicurezza dei fedeli?
Per quanto riguarda la sicurezza, va da sé che in molte regioni ucraine essa è costantemente a rischio. Per esempio, nelle città vicine al fronte, oltre ai bombardamenti si aggiunge anche il rischio delle mine, sparse nei centri abitati. Perciò i Parroci sono obbligati a prevedere le celebrazioni durante le ore di luce, perché durante le ore serali gli spostamenti di qualsiasi genere sono estremamente pericolosi: il trasporto pubblico non funziona e camminando a piedi si rischia di calpestare le mine. In alcune altre regioni ucraine il rischio è più limitato, ma anche lì sono in vigore le limitazioni quanto ai raggruppamenti delle persone. In una parola, se la Pasqua ci porterà almeno una tregua parziale, sarà un grande dono di Dio.