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Dopo i giorni di violenza inaudita e terrore per le strade di Belfast e non solo, dopo la caccia ai migranti, alle loro case e attività commerciali, dopo “la vergogna” per chi ha fomentato e strumentalizzato la protesta, è tempo di dire basta e di “allentare la tensione sociale anziché alimentare le fiamme del razzismo”. Parole fortissime quelle scritte in un messaggio dal vescovo cattolico di Down and Connor, mons. Alan McGuckian SJ, a seguito dell’aggressione con il coltello per mano di un rifugiato sudanese contro un uomo e alle violenze “insensate” che sono scoppiate in città.
“I miei pensieri e le mie preghiere sono innanzitutto rivolti a Stephen Ogilvie, che ha riportato ferite devastanti e permanenti in un brutale e orribile attacco lunedì sera”, esordisce il vescovo McGuckian. Che rivolge immediatamente un pensiero ai migranti che vivono in città e sono stati presi di mira negli ultimi giorni. “Persone che hanno vissuto tra noi per anni come buoni vicini, amici e colleghi, ora vivono nel terrore, per sé stesse e per i propri figli. Molti nuovi arrivati danno un contributo straordinario alle nostre comunità, comprese le nostre parrocchie. Sono nostri amici. Come comunità, dobbiamo essere solidali con loro”.
Il vescovo parla di “atti coordinati di violenza e distruzione insensata” che “mirano solo ad acuire la tensione nella comunità e devono essere condannati”. Poi usa una parola forte di condanna: “Vergogna”. E spiega:
“Vergogna a tutti coloro che negli ultimi giorni hanno cercato di mobilitare, fomentare, strumentalizzare e politicizzare la paura e le preoccupazioni altrui. Tutti noi abbiamo la responsabilità di allentare la tensione sociale, anziché alimentare le fiamme del razzismo”.
Il messaggio contiene un appello alla responsabilità: “La distruzione nelle nostre strade e gli attacchi alle case non risolveranno i problemi di fondo, e la violenza dovrà lasciare il posto al dialogo e al confronto. In questo spazio di dialogo costruttivo, i politici, i leader della comunità e le istituzioni devono ascoltare e agire”. L’Irlanda del Nord – rileva il vescovo – ha già pagato nel passato un prezzo altissimo “in termini di sofferenza”, ha percorso in questi anni una lunga “strada verso la riconciliazione” e non può oggi “rischiare di ricadere nel conflitto e nell’oppressione razziale”. Per questo il vescovo chiede a tutte le parrocchie della diocesi di pregare “per la guarigione e la pace e che la sacra dignità di ogni persona umana sia rispettata da tutti”.
Anche l’Arcivescovo anglicano John McDowell, Primate di tutta l’Irlanda, usa parole di condanna molto forti: “Le scene di violenza che si sono verificate questa settimana in alcune delle nostre città, sono fonte di grande vergogna per l’Irlanda del Nord. Nascosti dietro la finzione di ‘legittime preoccupazioni, sono in realtà motivati da un razzismo viscerale”. “Dovremmo metterci nei panni di qualcuno intrappolato in una casa mentre una folla inferocita si raduna all’esterno. Deve essere assolutamente terrificante. Immaginate l’impatto duraturo di un tale terrore su un bambino”. Anche l’arcivescovo anglicano sottolinea che “le persone che sono bersaglio di queste squallide proteste sono venute in questo Paese per costruirsi una nuova vita e guadagnarsi da vivere”. Nella nota infine esprime una preoccupazione:
“Addossare la colpa a persone di colore diverso, che parlano lingue diverse o che professano una fede diversa, permetterà ai politici di continuare a ignorare i problemi reali e profondi che rendono l’Irlanda del Nord un luogo di bassa produttività e di disagio sociale e politico”.