Mosaico
È Nicolò Masetto, musicista e compositore padovano classe 1992, a chiudere il 12 aprile, alle 18, all’auditorium Fonato di Thiene la rassegna di jazz e sperimentazione “Suoni del presente”. Masetto (tastiere, chitarra, voce) presenta in duo, con la cantante veneziana Nina Baietta, il suo album di debutto Ritorno (Hora Records, 2025), una suite in sette movimenti che si vestirà di colori eterei, concedendo largo spazio all’improvvisazione.
Qual è stato il suo percorso fin qui?
«Ho iniziato a suonare il basso elettrico a 12 anni, ne ero fortemente attirato. Sicuramente si trattava di una scelta un po’ particolare, almeno per l’età che avevo: tra i miei compagni c’era chi aveva imbracciato la chitarra elettrica e chi si era dato alla batteria. A me invece interessava quella data sonorità. Anche da più piccolo, in realtà, quando mi fermavo ad ascoltare un gruppo in piazza, la mia attenzione era tutta per il basso. Ho quindi preso lezioni in una scuola di musica, ho continuato per tutti gli anni del liceo. In seguito mi sono iscritto ai corsi di jazz prima al conservatorio di Adria e poi a Rovigo, la carriera accademica, un master a Siena Jazz che però è coinciso con il periodo della pandemia e ha avuto una gestione difficoltosa. Questo è stato il mio percorso di studi. Va specificato che con la carriera accademica avevo affiancato il contrabbasso, lo strumento che per i successivi sei-sette anni mi ha occupato maggiormente a livello di studio e di lavoro, nelle esibizioni e nei progetti musicali nei quali ero coinvolto».
Quali sono i riferimenti principali, come generi e musicisti?
«Ho cominciato ad assimilare tutto l’ambito della Motown (casa discografica pioniera del black sound, ndr), quello stile di R&B e funk in cui il basso elettrico aveva giocato un ruolo fondamentale nella definizione del suono. Ancora oggi come tipo di sonorità sullo strumento mi ispiro a James Jamerson, il famoso bassista dell’etichetta. E poi, nella pop music degli anni Sessanta, Paul McCartney e Brian Wilson dei Beach Boys: entrambi sono riusciti a conferire al basso un ruolo melodico, molte linee di Paul nei brani dei Beatles erano scolpite sulla parte vocale e suonavano in contrappunto al cantato, un trattamento piuttosto inusuale. Questi tre musicisti sono quelli che, alle mie orecchie, ancora adesso risultano i più interessanti».
Ora il disco Ritorno la vede in prima linea con tutto il suo bagaglio artistico e musicale a tracciare un percorso di rinascita e anche di evoluzione.
«Ho cominciato a lavorare al repertorio in epoca Covid, un momento complicato anche dal punto di vista personale. L’isolamento che ha interrotto gli spostamenti e gli incontri con la realtà, per certi versi, nel mio caso, è stato “salutare”: è il contesto di solitudine in cui i pezzi del disco, a partire da esperimenti e “miniature” con il pianoforte e la voce, hanno preso vita. Ho allestito un piccolo studio con tutta la mia strumentazione. Quindi ho sviluppato le idee, trovato una forma adatta, individuato le tematiche da affrontare e mi sono cimentato per la prima volta nella scrittura dei testi: sentivo forte questo desiderio o proprio necessità di occuparmi degli elementi testuali all’interno della musica. Ho cercato di raccogliere le influenze e le esperienze fatte in precedenza, essendomi magari più concentrato in ambito jazzistico e improvvisativo durante gli studi».
«Ho sempre preso parte comunque a progetti con canzoni, il motivo che mi ha spinto a suonare le tastiere, il piano e a cantare. Dentro Ritorno si trovano tante ispirazioni: cantautorato, musica elettronica, ambient e libertà creativa. La mia visione dell’arte in generale è quella di riunire linguaggi anche distanti tra loro per contribuire a crearne uno nuovo che sia possibilmente originale. Detto ciò, definirei quello di Ritorno un pop psichedelico: un tentativo di essere pop, genere nobilissimo, senza rinunciare alla dimensione sperimentale».
Il disco è interamente suonato e prodotto da Nicolò Masetto fatta eccezione per l’intervento di alcuni ospiti.