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Disturbi dell’apprendimento. Dislessia, c’è molto da fare
La diagnosi precoce aiuta le famiglie ad affrontare il disturbo. Il progetto “Dislessia ti ascolto” è un passo in più
FattiLa diagnosi precoce aiuta le famiglie ad affrontare il disturbo. Il progetto “Dislessia ti ascolto” è un passo in più
Leggere è una vera e propria fatica fisica per Alvise. Un dispendio di energie apparentemente incomprensibile per un bambino curioso e solare, che non ha mai manifestato nessuna difficoltà nell’apprendimento. «Percepivo – spiega la mamma Erika Feltrin – che qualcosa non andava ma non capivo cosa. Per esempio, quando Alvise leggeva pronunciava per prime le sillabe finali della parola».
Erika e il marito consultano alcuni logopedisti ricevendo, a caro prezzo, diagnosi incomplete. Poi l’incontro con Sabina Tognon, presidente della sezione padovana dell’Associazione italiana dislessia, cambia il corso delle cose. I due genitori sono indirizzati al Centro medico di foniatria di via Bergamo a Padova dove, dopo un percorso valutativo, viene diagnosticata al bambino la dislessia. «Se pur attesa – prosegue la mamma – la diagnosi è stata un macigno. Temevo per il futuro di mio figlio, per gli ostacoli che avrebbe dovuto superare. Sono tornata indietro con la mente alla gravidanza, cercando di capire addirittura se i miei comportamenti avessero potuto causare quella condizione».
I sentimenti di Erika Feltrin sono comuni a molte mamme che ricevono questa diagnosi. Lo smarrimento è dovuto al fatto che il disturbo si manifesta in bambini che presentano un livello intellettivo adeguato, se non addirittura superiore, alla loro età: è difficile sospettare che ci possa essere qualcosa che non “funziona” nel loro cervello. «Dal punto di vista clinico – spiega Giuseppe Cossu, direttore dell’Unità di neuroriabilitazione cognitiva del bambino del Centro medico di foniatria – quello che osserviamo è una difficoltà ad acquisire le capacità di lettura e scrittura oltre che a svolgere calcoli numerici. La dislessia nella maggioranza dei casi ha una base genetica. In sostanza, se un bambino non andasse a scuola il disturbo non emergerebbe mai, ma se gli viene chiesto di imparare a leggere, scrivere e fare calcoli le difficoltà emergono».
In Italia circa il 4 per cento della popolazione scolastica ha un Disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia o discalculia) e avrebbe bisogno di supporto specialistico per imparare a gestire una disabilità che rischia di trasformarsi in svantaggio esistenziale permanente con ripercussioni sul piano dei risultati scolastici ma, anche, su quello relazionale e psicologico. «Una diagnosi di dislessia – prosegue Cossu – è una vera sfida che richiede strumenti che da un lato misurano quanta fatica faccia il bambino a leggere e dall’altro indicano cosa è necessario fare per fornirgli gli strumenti per riorganizzazione il meccanismo funzionale che gli consenta di leggere e scrivere. Sono problematiche molto diffuse e la diagnosi precoce è essenziale per individuare la strada migliore da intraprendere».
In quest’ottica il Lions club Padova San Pelagio, il Centro medico di foniatria di Padova hanno messo a punto il progetto “Dislessia ti ascolto”, innovativo percorso riabilitativo per ora rivolto a 50 bambini tra gli 8 e i 12 anni, che dopo un’approfondita valutazione neuro-cognitiva e delle competenze linguistiche, ortografiche e del calcolo, hanno effettuato 20 sedute basate su un programma personalizzato per modificare la storia naturale del disturbo. Sono state proposte, anche, formule compensative per consentire di superare le problematiche con l’adozione di strumenti alternativi, come, per esempio, alcuni software. Alla fine del percorso i bambini hanno percepito un miglioramento delle loro competenze e del loro senso di auto-efficacia.
«Il progetto – spiega la presidente Sabina Tognon – prevede, anche, dieci sedute in piccoli gruppi per potenziare il metodo di studio oltre al coinvolgimento attivo dei genitori e degli insegnanti. Abbiamo voluto fortemente che fossero inseriti questi due percorsi perché le famiglie sono spesso lasciate sole. Ai genitori viene detto che devono utilizzare strumenti compensativi ma nessuno spiega loro come usarli. “Dislessia ti ascolto” insegna ad adulti e bambini come fare una sintesi vocale, come prendere appunti o scrivere su un diario per aiutare l’autonomia».
Sono tanti i genitori che si rivolgono allo sportello dell’Associazione italiana dislessia di Padova che risponde al numero 393-3947143. Hanno bisogno di informazioni su dove fare una diagnosi, come verificare se il piano didattico personalizzato previsto per loro figlio è corretto oppure come avviare un colloquio tra lo specialista e la scuola. «È importante – conclude la presidente – che i genitori si sentano parte della riabilitazione perché migliora il rapporto con il bambino e riporta serenità nei rapporti familiari».