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L’affido si diffonde. E a Padova è nata la rete Padova accogliente
Il Forum nazionale delle associazioni familiari ha coinvolto un centinaio di famiglie del Triveneto nel percorso online di conoscenza e consapevolezza dell’affido
FattiIl Forum nazionale delle associazioni familiari ha coinvolto un centinaio di famiglie del Triveneto nel percorso online di conoscenza e consapevolezza dell’affido
Alla fine del 2017 in Italia erano 14.219 i bambini e i ragazzi in affidamento familiare. Il dato emerge dall’ultimo monitoraggio, pubblicato a marzo 2020, e promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in collaborazione con le Regioni e le Province autonome. La rilevazione si focalizza sull’affidamento familiare residenziale per almeno cinque notti alla settimana, esclusi i periodi di interruzione previsti nel progetto di affidamento, disposto dai servizi locali e reso esecutivo dal Tribunale per i minorenni o dal giudice tutelare.
L’affido è un gesto di bene gratuito che molte famiglie scelgono, diventando accoglienti per bambini o adolescenti che vivono un momento di difficoltà all’interno del proprio nucleo d’origine. L’affido tesse nuove storie e permette di riscoprirsi genitori.
Nel Triveneto, per fortuna, la pandemia non ha fermato la voglia delle famiglie di aprire le proprie case a chi è nel bisogno così, da gennaio a giugno 2021, oltre cento famiglie hanno partecipato al corso di formazione “Accogliere in famiglia, condivisione che rigenera” realizzato all’interno del progetto Confido, promosso dal Forum nazionale delle associazioni familiari con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia e che per il Veneto ha avuto sede principale a Padova. Confido è presente in Lazio, Lombardia, Puglia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia con corsi di formazione e orientamento alle famiglie.
«Il progetto Confido – spiega Roberta Castellan, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari del Veneto – ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza di pratiche ed esperienze di affido e adozione delle famiglie presenti sul territorio italiano e mira ad accompagnare con attività di formazione e sostegno i tutori volontari di minori stranieri non accompagnati».
A causa dell’epidemia di Covid-19 il corso di formazione “Accogliere in famiglia, condivisione che rigenera” si è svolto online con incontri quindicinali di due ore, e ha toccato vari temi, dalla natura dell’affido ai diritti del minore, al rapporto con le famiglie di origine, al “bisogno di famiglia” dei bambini e dei ragazzi.
«Pur essendo Padova la sede ufficiale degli incontri – racconta la vicepresidente che ha coordinato il corso – gli incontri digitali hanno permesso la partecipazione di famiglie di tutto il Triveneto. Per noi questo è un risultato importante perché ci ha permesso di arrivare in zone del territorio dove l’affido non è molto conosciuto e sviluppato. Abbiamo bisogno che la rete di famiglie affidatarie cresca perché il momento dell’abbinamento è molto delicato e non tutte le coppie sono adeguate alla situazione che il minore vive in quel momento. Pensiamo agli adolescenti che hanno bisogno di famiglie con caratteristiche precise non sempre facili da trovare».
L’affido è un’accoglienza temporanea che ha come obiettivo il rinserimento del bambino nella sua famiglia d’origine. L’affidamento è progettato per periodi diversi in base alle esigenze del minore, alle relazioni con la famiglia d’origine e alle motivazioni. Le caratteristiche principali di questo tipo di accoglienza sono la temporaneità, il mantenimento dei rapporti con la famiglia d’origine e la previsione di rientro.
«Con mio marito – prosegue Roberta Castellan che con la sua famiglia fa parte della comunità Papa Giovanni XXIII – da più di dieci anni ci siamo per i bambini e i ragazzi che nessuno vuole. Li accogliamo il tempo necessario, affinché il Signore ci indichi la loro strada. Bambini che arrivano da storie molto difficili e noi, come diceva don Oreste Benzi, li rigeneriamo nell’amore e con l’amore».
Le famiglie affidatarie sono un patrimonio prezioso, un capitale sociale della nostra comunità, che va curato, sostenuto e valorizzato. Per questo alcune associazioni promotrici del corso e altri operatori locali (tra queste la comunità Papa Giovanni XXIII, La casa di Oreste, Famiglie per l’accoglienza e Aibi – Amici dei bambini) hanno dato vita alla nuova rete Padova accogliente con l’intento di collaborare a sostenere l’esperienza dell’affido nel territorio padovano. «La rete ci rende più forti. Le richieste fatte da singole associazioni possono apparire delle prese di posizione, invece, il confronto con un gruppo di associazioni consente di avviare percorsi di progettualità più utili per tutti. Inoltre, la rete permette lo scambio di informazioni e, per esempio, lì dove una realtà ha già affrontato e risolto una criticità può condividere la propria esperienza con altre associazioni che attraversano le stesse situazioni».
«L’Italia è il Paese che in Europa allontana meno. Ma questo non è necessariamente un dato positivo, perché può indicare una minore capacità di intercettare il disagio. L’affido non deve essere guardato come uno strappo, ma un aiuto e un sostegno a ritornare e reinserirsi in famiglia». Così la Garante dell’infanzia e dell’adolescenza Carla Garlatti.