Chiesa
La Mensa di solidarietà di San Giacomo di Romano d’Ezzelino, nata il 2 maggio 2016, si appresta a festeggiare il suo primo decennale con un convegno sabato 18 aprile presso la chiesetta Torre (via Generale Giardino 64). Tutto è partito dalla visione di don Delfino Frigo, che nel 2013, durante la ristrutturazione del centro parrocchiale, volle creare anche una cucina professionale a norma. «Aveva intuito che quel posto enorme poteva diventare una mensa per i poveri – ricorda l’attuale parroco don Moreno Nalesso, che nel 2016 ha dato il via definitivo al progetto insieme alla Caritas e a Noi associazione – L’idea era recuperare dalle mense scolastiche e aziendali il cibo cotto non consumato che, per legge, andrebbe buttato a meno che non venga donato a enti benefici. Oggi la mensa è una organizzazione di volontariato: tutto arriva dalla Provvidenza e dal recupero sistematico da nove scuole, supermercati e cooperative agricole».
I dati raccolti da Renzo Zarpellon, che coordina i volontari e gestisce l’accoglienza degli ospiti, raccontano un cambiamento sociale profondo: «Siamo passati da 68 persone nel 2016 (l’80 per cento stranieri), a 233 ospiti nell’ultimo anno, di cui 146 italiani». La crisi post-Covid ha colpito duro: oggi a bussare sono soprattutto residenti, persone che hanno perso il lavoro o anziani soli. Ogni sera vengono garantiti circa 130 pasti. Se una decina di persone sceglie di cenare in loco, la maggior parte preferisce l’asporto. «Vengono con le loro vaschette igienizzate, portano il cibo a casa e risparmiano così sulla spesa per poter pagare le bollette – spiega Zarpellon – Un aiuto indiretto ma vitale per il bilancio familiare».
Il coordinatore Marino Kuhar sottolinea l’importanza della dignità: «Chi mangia qui è un vero e proprio ospite. Serviamo su piatti di porcellana e bicchieri di vetro perché vogliamo che tutti si sentano accolti».
Dietro le quinte operano 50 volontari, ai quali è richiesta la formazione specifica in materia di igiene e sicurezza alimentare (Haccp), organizzati in turni su sei giorni (che distribuiscono doppia razione al sabato da consumare a casa la domenica). La mensa è diventata anche un luogo di riscatto sociale: grazie a convenzioni con l’Uepe-Ufficio di esecuzione penale esterna e il Tribunale di Vicenza, persone condannate a lavori socialmente utili scontano la pena servendo ai tavoli, e molti decidono di restare come volontari anche a fine percorso. A loro si aggiungono gli scout e il volontariato aziendale (i dipendenti dell’OTB Diesel) in un buon esercizio di collaborazione. «In dieci anni abbiamo distribuito oltre 400 mila pasti in massima sicurezza. La mensa resta così un segno concreto di una Chiesa che non solo ascolta, ma apparecchia la tavola per chiunque abbia fame di pane e di speranza».