Chiesa
Non molto tempo fa, in occasione di una mia conferenza sul rapporto intrinseco tra musica e liturgia, una signora si avvicina e afferma: «Nella mia parrocchia è da tanto tempo che non sentiamo l’organo nella liturgia, poiché non troviamo chi lo possa suonare. È molto triste». Tale sentimento, così sconsolato, in realtà fa emergere un problema che da tempo sta affiorando nelle nostre chiese: quello dello “spopolamento” dell’organo usato soprattutto all’interno del contesto liturgico. Nonostante sia pacifico (anche se forse non lo è per tutti) che di per sé la liturgia potrebbe fare a meno di strumenti musicali (ricordo come né il gregoriano, né il canto monodico antico, né tantomeno i riti mozarabici ne facessero uso, senza menzionare come anche oggi quella russa o copta non lo prevedano), sin dal 10°/11° secolo la Chiesa cattolica ha individuato nell’organo il mezzo più appropriato per elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti con maggiore beneficio. Infatti, pur non essendo necessario tornare al celebre adagio di Sacrosanctum Concilium 120, la bellezza e la solennità che l’organo a canne trasmette ai sacri riti è un dato di fatto che però oggi viene trascurato e non più riconosciuto.
Subito dopo il Concilio molti attacchi personali sono stati fatti all’organo, a partire dalla sua messa in discussione sempre più accesa e dalla sempre maggiore sostituzione con altri strumenti, che però con il tempo hanno impoverito la liturgia stessa; nello stesso momento è venuta avanti una mentalità “concertistica” di questo strumento da parte degli organisti, che a volte ha creato la sensazione che l’organo sia un antagonista dell’altare, mettendo in discussione il suo vero fine (rendere solenne il culto liturgico) e la sua adozione nella Chiesa. Invece va rilevato come quello dell’organista sia un vero e proprio “ministero liturgico” che, con la sua propria capacità e industria, ha la possibilità di rendere l’organo ancora vivo con le sue peculiarità e il suo principio ecclesiale.
Nonostante sia vero che la nostra Diocesi – all’interno delle varie collaborazioni pastorali – sta portando avanti sempre con maggiore interesse il ruolo dell’organo (sia per il fine liturgico sia per quello concertistico), molta strada oggi abbiamo davanti. Mi piace citare un’opinione di un valente maestro di pochi anni fa in proposito: «È importante che i parroci tengano in giusta considerazione il ministero dell’organista e si adoperino perché nella loro comunità non manchi mai un titolare: invitando, se occorre, nuove leve alla scuola diocesana competente». Tale proposta diventa sempre più urgente nel contesto attuale, dove i giovani devono essere accompagnati nella scoperta di questo strumento così completo, apprezzarne le caratteristiche e le peculiarità proprie, amando il servizio ministeriale alla Chiesa (non ritenendolo invece un semplice “compito” affidato), mettendosi in gioco con dedizione e competenza. Ma ai responsabili delle parrocchie compete il desiderio di valorizzare le nuove leve e il loro servizio ministeriale, dando spazio e attenzione, attraverso – appunto – momenti formativi e di conoscenza reciproca; essi hanno la responsabilità di creare le basi per le ministerialità di domani, con le quali si potrà ricostruire quel tessuto culturale organistico che per secoli ha abbellito le nostre celebrazioni liturgiche e i repertori di importanti compositori.
Così facendo, si troverà il modo per superare la tristezza della signora ricordata all’inizio, la quale mostra come ancora oggi vi sia attenzione verso l’organo usato nella liturgia. Senza poi citare che l’abbandono degli organi all’interno delle chiese produce il radicale e celere deterioramento degli stessi, portando alla perdita di preziosi gioielli che poi richiedono molte risorse economiche per essere ripristinati. Avere un titolare che si cura degli strumenti è un compito assai importante e con uno sguardo particolare verso la loro valorizzazione e manutenzione attenta.
E se è vero che è fondamentale una formazione di base liturgica e musicale degli organisti, è anche bene – oltre al repertorio ufficiale per l’assemblea, che purtroppo non è aggiornato ed è rimasto fermo a qualche decennio fa – che l’organo possa essere riscoperto attraverso attività concertistiche extra-liturgiche, capaci di mostrare la bellezza e la profondità intrinseca di questo strumento.