Chiesa
«Perché i poeti nel tempo della povertà?». Se lo chiedeva Friedrich Hölderlin in un verso citato da Martin Heidegger nel suo Sentieri interrotti. Quasi che in certi contesti la voce della poesia dovesse rassegnarsi all’amarezza di non trovare orecchi capaci di comprenderla. È un po’ il brivido che si prova oggi in riferimento al linguaggio che la Chiesa ha dato alla liturgia: un capolavoro, una poesia stupenda in un mondo sempre più tentato da modalità espressive (e soluzioni esistenziali) sbrigative e precarie.
Si è cominciato a guardare alla ritualità cristiana ipotizzando che non faccia abbastanza per rendersi gradita al clima attuale. Si immaginano aggiustamenti, semplificazioni, introduzioni di nuovi codici. Ma sarà questa la strada su cui il Signore ci invita? Perché l’obiezione (più o meno implicita) del mondo allo stile e alle prescrizioni della liturgia è poi la stessa con cui viene liquidata la morale, rifiutato l’impegno generoso, contestato il vivere la carità e incoraggiato un disinvolto egoismo.
Non può non nascere allora un sospetto sui giudizi (già di per sé poco evangelici, se ricordiamo le raccomandazioni del divino Maestro) dati da chi si è ormai abituato all’offerta di medicine per tante malattie – del corpo, della mente, del tempo, dello spazio – e diversivi per tutti i gusti.
Spesso c’è la tendenza a valutare i fenomeni in modo impulsivo, senza pensarci su, senza prenderne in considerazione il valore, la logica. Si tende a rispondere solo a un gradimento immediato: mi piace/non mi piace. E chi metterebbe il proprio like alla porta stretta, a quelle otto sconvolgenti beatitudini, al patibolo su cui è salito il Salvatore, al suo aver assunto la condizione di servo ed essersi svuotato di ogni potere mondano?
Il richiamo interiore della voce del Figlio di Dio, che sant’Agostino ha raccontato con parole insuperabili, si fa sentire in uno strato dell’anima molto più profondo di quello che ormai ha acquisito il modo di giudicare brusco da social. E continua a dire agli uomini e alle donne di sempre, con autorevole, pacificante monotonia: «Io sono la verità»
«Questo giorno è l’artefice dello splendore, cioè lo stesso Signore Gesù Cristo. Egli ha detto di se stesso: Io sono il giorno: chi cammina durante il giorno non inciampa, cioè: chi segue Cristo in tutto, ricalcando le sue orme, arriverà fino alle soglie della luce eterna. È ciò che richiese al Padre quando si trovava ancora quaggiù con il corpo: Padre, voglio che dove sono io siano anche coloro che hanno creduto in me: perché come tu sei in me e io in te, così anche essi rimangano in noi». (da un’omelia di un anonimo autore dei primi secoli)
Sabato 16 maggio, dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30, si terrà l’open day dell’Istituto di canto e musica per la liturgia “San Pio X” (presso la parrocchia di Sant’Andrea apostolo in via Sant’Andrea 6 a Padova).