Nello stesso weekend arrivano in sala «È l'ultima battuta?» di Bradley Cooper, con uno straordinario Will Arnett e una raffinata Laura Dern, e «The drama – Un segreto è per sempre» del norvegese Kristoffer Borgli, con Zendaya e Robert Pattinson. Due film agli antipodi per stile, uniti dalla stessa domanda: si può davvero ricominciare ad amare?
Può succedere che il cinema diventi all’improvviso una vera e propria ghiottoneria su un filone tematico. È capitato in queste settimane con l’intramontabile materia del matrimonio perché nello stesso week-end sono usciti, e ancora si possono rincorrere al volo, È l’ultima battuta? del noto Bradley Cooper e The drama – Un segreto è per sempre del meno noto norvegese, nonché mezzo genio, Kristoffer Borgli (occhio, però, che la commedia è americana). Detto fatto, vedendoli entrambi, ci si porta a casa una scorta di anticorpi che proteggono da leziose e sdolcinate illusioni legate all’imperitura istituzione. Forse a Nora Ephron, la regina dell’argomento, sarebbero piaciuti entrambi. Sono quasi certa che sarebbe andata pazza per la dolce tristezza del protagonista Alex Novak, uno straordinario Will Arnett, che dopo 20 anni di matrimonio con Tess (Laura Dern rimane una raffinata interprete dei sentimenti) scopre nella stand up comedy al celebre Comedy Cellar di New York un modo per elaborare la sua separazione. Forse l’esperienza dell’open mic (il microfono aperto del titolo originale) riesce addirittura ad anestetizzarla, perché ad una certa quota anagrafica della coppia e dell’amore l’obiettivo diventa «essere infelici insieme». E qui Nora, stella della “romcom” – oggi non si dice più commedia romantica – si sarebbe sentita a casa e chissà che effetto, invece, le avrebbe fatto il duo Zendaya-Pattinson alle prese con il dramma collettivo di una rivelazione alle porte del matrimonio che rimescola tutte le carte. Con particolare sagacia verrebbe da dire che ritorna, in tutt’altro modo, il tema strategico delle azioni “pre-matrimoniali”, le cose da non fare prima del grande giorno. Il film è stra-maledettamente coinvolgente perché i segreti non hanno niente a che fare con tradimenti o collaterali erotici. E se del pruriginoso ce ne facciamo un baffo, di che cosa si nutre allora la storia per mandare (forse) a gambe all’aria un matrimonio tanto atteso e preparato? Il merito è del regista e sceneggiatore di Sick my self e Dream scenario che riesce a insinuarsi, sostenuto appieno dalla casa di produzione di cinema indipendente A24, nelle pieghe più feroci e destabilizzanti dell’identità americana, soprattutto odierna, e questo ci basti per non svelare l’ingranaggio narrativo che l’autore scandinavo riesce a gestire brillantemente. Con approcci estetici antitetici la doppietta filmica Cooper-Borgli fa venire voglia di vivere ancora un po’ malgrado tutto, meglio se sorretti dall’arte e dalle sue guarigioni, di ricominciare a conoscere una persona anche se sembra impossibile, di provare ad amare meglio facendo nuove le cose perché quelle di prima sono passate. E su questo fronte del passato entrambi i film hanno tantissimo da dire e da smascherare soprattutto tra i nostri funzionamenti e percezioni. Entrambi i film non combattono il deterioramento dei legami che probabilmente è un destino inevitabile come le rughe dei corpi, ma valorizzano questo terreno segnato per la semina di nuove forme di conoscenza. Semplicemente meraviglioso.