Fatti
Bonus edilizi. Meno cessioni dei crediti
Per arginare le frodi, il decreto Sostegni ter introduce il limite nella cessione dei crediti per ottenere i bonus edilizi. Le opinioni sono discordanti, a partire dalle imprese
FattiPer arginare le frodi, il decreto Sostegni ter introduce il limite nella cessione dei crediti per ottenere i bonus edilizi. Le opinioni sono discordanti, a partire dalle imprese
La pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge 27 gennaio 2022, meglio conosciuto come Sostegni ter, ha creato subito malumori tra le associazioni di categoria, gli istituti di credito e i professionisti, tutti concordi nel ritenere che l’aver introdotto la limitazione al numero di cessioni del credito maturato genera incertezze, confusione e paralisi del settore edile. La nuova norma, infatti, modifica il dl 34/2020 (decreto Rilancio) che prevedeva per superbonus 110 per cento, bonus facciate, ecobonus, bonus casa e sismabonus ordinari, l’opzione illimitata della cessione del credito d’imposta ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. Ora con l’entrata in vigore del Sostegni ter l’impresa e i professionisti potranno scontare le loro prestazioni al contribuente e poi rivenderle a un terzo soggetto, che non avrà più altra possibilità di cessione. Anche il contribuente potrà cedere direttamente il credito maturato a un secondo soggetto che però non avrà più possibilità di cessione. «È necessario sbloccare subito la cessione dei crediti o a pagarne le conseguenze saranno cittadini e imprese» spiega Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato imprese Padova che stima sul territorio provinciale 1.800 cantieri in meno e 180 milioni di euro di lavori edili che non verranno svolti. Un danno ingente se si pensa che Confartigianato calcola che, in provincia di Padova, le imprese del comparto casa sono 11.790, di cui 8.047 nell’edilizia, 2.641 nell’installazione di impianti, 1.102 nel comparto legno. Gli addetti del settore sono 24.220 di cui 14.183 nell’edilizia, 6.354 negli impianti, 3.683 nel comparto legno. «Consideriamo – prosegue Boschetto – che il settore costruzioni nella nostra provincia stava macinando numeri da record. Mentre in questi giorni, dopo la pubblicazione del decreto, in attesa della sua entrata in vigore, abbiamo assistito alla “corsa alla cessione” con il rischio di un innalzamento dei tassi d’interesse».
Dal canto suo l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ritiene che «i forti vincoli introdotti dal Sostegni ter, con effetti sostanzialmente retroattivi, creano incertezza, anche, sui contratti già stipulati». Per capire l’entità del danno erariale che ha spinto il legislatore a modificare la norma basta guardare i recenti interventi della Guardia di finanza sul territorio nazionale. Dal sequestro di oltre 110 milioni di euro di crediti d’imposta eseguito il 24 novembre 2021 dai finanzieri di Roma; a quello di Napoli del 19 gennaio nei confronti di un consorzio per circa 110 milioni di euro di crediti d’imposta fino all’operazione Free credit, maxi frode per 440 milioni di euro di falsi crediti locazioni, sismabonus e bonus facciate che il 31 gennaio ha richiesto una vasta operazione di polizia in Emilia Romagna e in contemporanea in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto.
«Dall’esperienza che stiamo maturando sul territorio – spiega il tenente colonnello Fabio Marco Vetrano, capufficio operazioni del Comando regionale veneto della Guardia di finanza – comprendiamo che la procedura attraverso la quale è stato concepito il bonus rischia di alimentare un meccanismo di frode fiscale che snatura l’iniziale finalità dell’incentivo che da misura di sostegnorischia di diventare un’opportunità ghiotta per chi delinque». Che la cessione del credito sia ad alto rischio è facile comprenderlo pensando che, come spiega Vetrano, «la riconducibilità del credito di imposta ai lavori è facile quando chi beneficia degli sgravi fiscali è il committente. Ma quando il credito di imposta maturato viene ceduto innumerevoli volte c’è la possibilità, nel risalire a chi lo ha generato, di imbattersi in una serie di soggetti fittizi. Inoltre, questo credito di imposta potrebbe essere compra- venduto da una catena di soggetti illeciti per poi finire in mano a una sventurata persona che lo ha acquistato in buona fede e che se lo vede disconosciuto nel caso in cui la ricostruzione di tutta la catena porta a ritenere inesistente il credito di imposta».
L’operazione “Free credit” di Rimini ne è un esempio. Il sodalizio criminale tramite professionisti compiacenti reperiva società attive in grave difficoltà economica; sostituiva il rappresentante di diritto con un prestanome, da cui otteneva le credenziali per poter inserire le comunicazioni di cessioni crediti nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate; inseriva le comunicazioni dichiarando di aver pagato canoni di locazione superiori agli effettivi o effettuato lavori edili mai iniziati, così da generare crediti di imposta non spettanti e cedeva i crediti d’imposta a società compiacenti e dopo il secondo passaggio a società terze inconsapevoli, così da rendere più difficile la ricostruzione. «Condividiamo la necessità di porre un argine alle azioni fraudolente – conclude Francesco Miceli, presidente del Consiglio nazionale architetti pianificatori paesaggisti conservatori – ma la lotta alle frodi in materia di cessione dei crediti per bonus edilizi ha determinato un grave danno alle imprese e ai professionisti. Registriamo che le soluzioni adottate con il decreto Sostegni ter avranno come immediato risultato quello di ritorcersi su chi ha operato nel rispetto delle norme e in assoluta onestà».
Anche l’Ance dice basta alle continue modifiche al superbonus per combattere le frodi e chiede imprese qualificate e tracciabilità delle cessioni. Del resto lo stesso presidente Buia a fine gennaio aveva manifestato preoccupazione per le oltre 11 mila imprese nate da luglio a oggi, il 50 per cento in più rispetto a quello registrato nel secondo semestre 2020. Il rischio secondo Buia è che molti di questi imprenditori siano improvvisati e poco strutturati. Ecco perché Ance chiede da tempo un sistema di qualificazione obbligatoria per chi utilizza incentivi pagati dallo Stato.