Fatti
L’instabilità e l’incertezza sono diventate le note dominanti in un campo – la politica internazionale, gli assetti geopolitici – che un tempo era contraddistinto da costanti di lungo periodo. Valutare quali saranno le conseguenze ultime degli strappi plateali operati da Trump su terreni molteplici, dai rapporti con l’Europa e la Nato fino addirittura a quelli con il Papa, è un’impresa praticamente impossibile, anche per il rischio di essere ripetutamente smentiti dai fatti. Se però ci si concentra sulla politica italiana, qualche riflessione sugli elementi-chiave dello scenario e sulle dinamiche messe in atto è possibile azzardarla.
Innanzitutto è venuta meno, si spera definitivamente, l’illusione di poter vantare un rapporto privilegiato con il presidente Usa. Il che non vuol dire rinunciare alla prospettiva di relazioni transatlantiche costruttive: gli Stati Uniti non sono Trump, anche se nel breve periodo è veramente arduo distinguere i piani. Il contraccolpo positivo di questa disillusione, corroborato dalla sconfitta elettorale di Orban in Ungheria, è il ritrovato rapporto con l’Europa, sia pure nel formato a 4 con Francia, Germania e Regno Unito. Lo schema dei “volenterosi” presenta limiti di evidenti, non fosse altro che per il posizionamento extra-Ue di Londra, ma in questa fase può consentire un’operatività che formati più larghi non avrebbero. E soprattutto si muove in una direttrice di superamento di quello che è stato definito il paradosso dei sovranismi.
Paradosso che ha due dimensioni. La prima, la più evidente, è che non è possibile parlare, come invece è stato fatto, di un’internazionale sovranista soprattutto perché i singoli Stati vanno in conflitto tra loro se enfatizzano ideologicamente la difesa dei rispettivi interessi nazionali. Vanno in conflitto tra loro e in concreto si ritrovano sottomessi al più forte. Giorgia Meloni lo ha capito, forse aiutata dalle reazioni all’inaudito attacco di Trump a papa Leone, e ha provveduto a smarcarsi. L’altra dimensione, più interna, si articola a partire dal presupposto che non è possibile affrontare i problemi economici prescindendo dalla Ue e dal suo supporto. E quindi le forze più o meno anti-europee di casa nostra sono in contraddizione con molti degli interessi che pretenderebbero di difendere. E’ uno dei nodi irrisolti che pesano sulla situazione della Lega, come si è visto anche nella manifestazione milanese.
Il secondo elemento di novità è nella presa di posizione di Eddy Schlein che in Parlamento ha preso le difese della premier di fronte allo scomposto attacco di Trump. Un intervento di taglio istituzionale, da leader dell’opposizione che davanti a un’offensiva esterna fa quadrato intorno al governo. Peccato che tra gli altri partiti del campo largo, a cominciare dal M5S, questa impostazione non abbia avuto ulteriori riscontri. Incidono in questo senso alcune non marginali sfasature sul piano delle alleanze internazionali, ma soprattutto le grandi manovre per la guida dello schieramento nelle prossime elezioni politiche.