Mosaico
Sull’Altopiano dei Sette Comuni c’è uno dei pochi edifici sopravvissuti alla guerra, ultimo esemplare della tipica costruzione cimbra. Si trova in località Coda, attualmente versa in condizioni precarie (l’amministrazione comunale di Asiago ha affidato dei lavori per la messa in sicurezza del tetto), ma riveste un importante valore storico e culturale. «Preservare la cultura cimbra – afferma Matteo Casentini dell’Istituto di cultura cimbra di Roana – non ha una motivazione univoca, perché ognuno può dare una risposta di senso in base alla propria esperienza. Quando arriva qualche scolaresca qui al museo, la risposta che cerco di dare è che per quanto poco, attraverso il cimbro noi reimpariamo una cosa che dall’Ottocento in poi abbiamo dimenticato tutti quanti. Aiuta a capire in qualche modo la diversità e la varietà. Fra francesi, italiani, tedeschi, con l’avvento dei nazionalismi, le varianti che stanno nel mezzo spariscono, si creano dei confini rigidi e quindi anche le sfumature, ad esempio, tra il ligure e le lingue provenzali del Sud della Francia spariscono. Ma queste piccole lingue in realtà ci insegnano che tutta l’Italia, tutta l’Europa, sono sempre state abitate da persone diverse. Salvaguardare la cultura cimbra aiuta a non accettare l’omologazione. Insegno ai bambini che esistono diversità che diventano un problema nel momento in cui esco dalla scala di grigi per entrare in un mondo di bianco o di nero. È un modo per insegnare le specificità».
L’istituto di cultura cimbra di Roana con sede in via Romeo Sartori 20, nasce nel 1973 da un gruppo di persone che parlavano ancora il cimbro con l’obiettivo di tutelare e salvaguardare per quanto fosse loro possibile quella che era la loro lingua materna. «Il problema è che qui c’è un grandissimo paradosso – specifica Casentini – queste persone, pur avendo così tanto a cuore la loro lingua materna, da creare appunto un istituto di tutela, ai loro figli non l’avevano trasmessa. Spesso si dice che la Grande guerra rappresenta il momento di passaggio fra una altissima diffusione del cimbro e un calo drastico. In realtà ci sono studi dell’inizio del Novecento che limitano a 4-5 mila persone su una popolazione di oltre 25 mila abitanti i parlanti in cimbro. La lingua era già in una fase di dispersione. La Prima guerra mondiale, tuttavia segna un punto di non ritorno: da quel momento non viene quasi più tramandata perché è ritenuta svantaggiosa se non addirittura dannosa».
Nel maggio 1916, in seguito all’avanzata austroungarica, gli altopianesi sono costretti ad abbandonare la propria casa e a fuggire profughi in pianura; tra gli sfollati alcuni conoscono solamente il cimbro, spesso confuso col tedesco e quindi col “nemico”. In questo contesto, l’antica lingua diventa così scomoda che alcuni adulti iniziano a non parlarla più ai bambini. Dopo la guerra, la mancanza di cibo e lavoro, costringe molti a emigrare e contemporaneamente la propaganda nazionalista e l’italianizzazione forzata imposte dal fascismo condannano il cimbro in quanto idioma “barbaro”, relegandolo al solo uso domestico, fuori dalla vita pubblica. «Si crea uno scarto sociale e culturale fra lingua povera, il cimbro e lingua più alta, l’italiano. I genitori non volevano insegnare ai figli un idioma che ricordava la fame e la miseria. Nel giro di neanche mezzo secolo cala drasticamente il numero di persone che parlano il cimbro».
Oggi l’Istituto cimbro, sostenuto in primis dalla Regione Veneto e dal Comune di Roana, si impegna a svolgere un costante lavoro di ricerca, documentazione, conservazione, tutela e valorizzazione della storia e dello sviluppo della cultura e della lingua cimbra. Le attività sono molteplici: corsi di lingua, pubblicazioni, ricerche storico-linguistiche, supporto per studenti o ricercatori, attività museale e bibliotecaria, conferenze tematiche, eventi culturali.
Fra le attività in programma nei prossimi mesi: il completamento della ristrutturazione del Museo di Roana, la pubblicazione di un volume di filastrocche in italiano e cimbro, la stampa di un racconto illustrato per bambini, corsi di cimbro. Prosegue poi il progetto “Haltabar au de zunga”, che ha già portato alla redazione del dizionario online e alla stampa della nuova grammatica e del nuovo dizionario.