Idee
Quando un bambino fatica a leggere, a scrivere o a fare i conti, la prima reazione di chi gli sta intorno è spesso quella di pensare alla pigrizia o alla scarsa voglia di impegnarsi. Ma la realtà, in molti casi, è ben diversa. I Disturbi Specifici dell’Apprendimento — conosciuti con l’acronimo DSA — non hanno nulla a che vedere con l’intelligenza o la motivazione: dipendono da un particolare assetto neurologico del cervello, presente fin dalla nascita. Lo riconosce anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che li ha codificati come condizioni cliniche distinte, per le quali i sistemi educativi di molti paesi prevedono oggi percorsi didattici personalizzati.
I DSA si manifestano in modo selettivo: colpiscono aree specifiche dell’apprendimento lasciando intatte, e spesso potenziando, altre capacità cognitive. Esistono diverse forme, ognuna con caratteristiche proprie.
Anzitutto la “dislessia”. È il DSA più noto e anche il primo ad essere stato descritto scientificamente. Nel 1877 il medico tedesco Adolf Kussmaul parlò di “cecità per le parole”, mentre il termine “dislessia” fu coniato dal suo connazionale Rudolf Berlin dieci anni dopo. Chi ne soffre fatica a decodificare il testo scritto: lettere simmetriche come “b/d” o “p/q” vengono confuse, la lettura risulta lenta e affaticante. Oggi si ricorre spesso agli audiolibri come strumento compensativo. Tra le personalità storiche che potrebbero aver presentato questo disturbo, gli studiosi citano Albert Einstein, che iniziò a parlare solo a quattro anni e da bambino fu considerato un alunno poco attento.
Vi è poi la “disortografia”, che riguarda la scrittura, non nella sua forma grafica ma nella correttezza linguistica. Chi ne è affetto commette errori, omissioni e sostituzioni di lettere pur riuscendo a leggere senza difficoltà particolari. Si racconta che lo scrittore Hans Christian Andersen, autore de “La Sirenetta”, riempisse i suoi manoscritti di errori fonetici e ortografici, arrivando a inventare parole inesistenti. Anche Winston Churchill — premio Nobel per la letteratura nel 1953 — aveva grandi difficoltà con la grammatica scritta, pur eccellendo nell’oratoria. Perfino Agatha Christie preferiva dettare le sue trame ai segretari, piuttosto che metterle per iscritto di proprio pugno.
Altra DSA è la “disgrafia”. Essa si distingue dalla disortografia perché riguarda esclusivamente l’aspetto motorio e grafico della scrittura, non il linguaggio in sé. La grafia di chi ne soffre risulta irregolare, imprecisa, difficile da leggere. Il disturbo non compromette le capacità di pensiero né di comunicazione verbale. Secondo molti esperti, ne fu affetto anche Leonardo da Vinci, che scriveva da destra verso sinistra e commetteva frequenti errori linguistici — una scrittura che risultava spesso incomprensibile, compensata però da un’intelligenza fuori dal comune.
Infine, menzioniamo la “discalculia”, legata alle abilità numeriche e di calcolo. Chi ne è affetto trova difficoltà persino nelle operazioni aritmetiche più semplici, nella comprensione dei numeri e nelle procedure matematiche di base. Per questo motivo, agli studenti con discalculia è generalmente consentito l’uso della calcolatrice durante le verifiche. Un caso esemplare è quello di Thomas Edison, considerato “lento” in aritmetica dai suoi insegnanti, eppure capace di registrare oltre mille brevetti nel corso della sua vita, tra cui il fonografo e la lampadina a incandescenza.
I DSA, però, non si presentano sempre in forma isolata. Quando più disturbi coesistono nello stesso individuo, si parla di Disturbi Misti delle Abilità Scolastiche (DMAS), una condizione tutt’altro che rara. Si ritiene che Pablo Picasso ne soffrisse: aveva difficoltà sia nella lettura che nella scrittura, mal sopportava la disciplina scolastica, ma trovò nell’arte il suo linguaggio espressivo per eccellenza, trasformando quelle stesse difficoltà in una straordinaria audacia creativa.
Accanto ai DSA veri e propri esistono altre condizioni con caratteristiche simili, che tuttavia non rientrano tecnicamente in questa categoria. Tra queste si segnalano il disturbo specifico del linguaggio, che riguarda la comprensione e la produzione del parlato; la disprassia, che compromette la coordinazione dei movimenti; il disturbo dell’elaborazione uditiva, legato a difficoltà nel processare i suoni; e il disturbo dell’apprendimento non verbale, che interessa la sfera visuo-spaziale e sociale.
Riconoscere questi disturbi per tempo è fondamentale: non per etichettare un bambino, ma per dargli gli strumenti giusti con cui esprimere il proprio potenziale. Come dimostrano le storie di Einstein, Picasso e Leonardo, una mente che funziona in modo diverso può rivelarsi, in certi contesti, straordinariamente originale.