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La cura degli invisibili. In Veneto vivono circa 40 mila persone senza documenti
In Veneto vivono circa 40 mila persone senza documenti, ma che hanno diritti. Intercettarli è una sfida per i servizi sociali
FattiIn Veneto vivono circa 40 mila persone senza documenti, ma che hanno diritti. Intercettarli è una sfida per i servizi sociali
In Italia, secondo una stima della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), ci sono oltre 510 mila persone prive di permesso di soggiorno a fronte di cinque milioni di stranieri regolari. È questo uno dei dati su cui si è orientato l’incontro “Rendere visibili gli invisibili” organizzato a Verona lo scorso 16 febbraio, dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, dall’Università di Verona, dalla Fondazione nazionale assistenti sociali e dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti con il patrocinio del Comune di Verona. Il tema per la prima volta viene affrontato dagli assistenti sociali, partendo dal Veneto, e come spiega il coordinatore della giornata Gianfranco Bonesso, antropologo e assistente sociale, già responsabile del servizio immigrazione del Comune di Venezia «in Veneto, possiamo calcolare che le persone senza documenti sono tra le 30 e le 40 mila. Il dato si basa su una stima degli accessi alla sanatoria del luglio 2020, a cui hanno aderito in 15 mila nella nostra Regione. Ma per esperti e associazioni di settore questa cifra corrispondeva a un terzo del totale degli irregolari. Sono rimaste fuori quindi 30 mila persone, tenendo conto che il numero è probabilmente cresciuto. Ecco che la somma dei due dati ci dà la misura del numero di persone prive di status regolare e quindi di tutele in Veneto». Le categorie in cui si inseriscono coloro che diventano “invisibili” per i servizi secondo l’antropologo Bonesso sono «i richiedenti asilo; le persone in uscita dai centri di accoglienza senza gli strumenti effettivi per potersi inserire; quelle con varie forme di riconoscimento giuridico ma privi di riferimenti o di residenza; le persone vittime di tratta, di sfruttamento, prostituzione, reti di accattonaggio o spaccio, caporalato; chi è senza dimora privo di riconoscimento o il cui progetto migratorio è fallito; le persone ancora non inserite in meccanismi di protezione perché arrivati da poco, spesso lungo le rotte balcaniche; chi non ha gli strumenti culturali per esprimere o addirittura riconoscere i bisogni come un figlio disabile o un’altra condizione di grave disagio o, infine, le persone intrappolate in meccanismi giuridici legate ai cambiamenti della legislazione». Si tratta di tante categorie che si possono tradurre, complessivamente, in numeri importanti. «Allo scorso 31 gennaio – prosegue Bonesso – sono stati circa 6.700 gli immigrati nei centri di accoglienza del Veneto, in gran parte nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), circa un decimo nei poli Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), gestiti dai Comuni. Il problema è che quando le persone escono dal percorso spesso non hanno gli strumenti per essere autonome. E i posti disponibili nei Sai, dove dovrebbero andare per fare un passo in più, sono 700, a fronte di una platea di circa seimila persone in uscita dai Cas. Un disequilibrio che tocca 5.300 persone che possono alimentare l’esercito degli invisibili non tutelati». Dunque capire il fenomeno è un primo passo ma poi serve, anche, un approccio più lungimirante in termini di utilizzo e condivisione di conoscenze e strumenti. «C’è un problema di incrocio tra i piani specialistici per gli stranieri e i servizi ordinari di welfare del territorio – conclude Bonesso – nell’accesso e nella disponibilità dei servizi territoriali. Siamo chiamati sempre di più a essere un po’ meno funzionari condizionati dai limiti delle diverse amministrazioni, da regole e procedure e molto più professionisti in grado quindi di fare appello ai principi deontologici che orientano la professione».
«La situazione richiede un approccio più coraggioso e consapevole anche da parte nostra – sottolinea Mirella Zambello, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Veneto – Le tematiche sociali sono segnate da una sempre maggiore complessità: nelle nostre città e sul territorio in generale cresce il numero di persone da tutelare, in quanto particolarmente fragili e vittime di sfruttamento, che non hanno o non trovano accesso ai servizi, o addirittura li temono».