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Cibo meno caro, c’è il patto. Attenzione però agli sprechi
Un patto anti-inflazione, un paniere anti-inflazione.
FattiUn patto anti-inflazione, un paniere anti-inflazione.
È quanto stabilito pochi giorni fa dal Governo e dai principali attori della filiera agroalimentare italiana. Tre mesi per ridare fiato al mercato interno e soprattutto alle famiglie, con un accordo per mettere in vendita un insieme di prodotti alimentari a prezzi contenuti. Tema sempre più delicato, quello degli effetti della crisi economica e della necessità di far intraprendere ai consumi una marcia in più. Obiettivo assolutamente prioritario in un periodo in cui – come hanno fatto notare i coltivatori diretti e le imprese di Filiera Italia – «a causa dell’aumento dei prezzi le famiglie hanno tagliato di quasi il 5 per cento le quantità di cibo e bevande». Le diverse componenti della lunga e complessa filiera che porta gli alimenti dai campi e dalle stalle alle nostre tavole sono state quindi chiamate a un’operazione di grande responsabilità. Coldiretti e Filiera Italia hanno precisato che l’accordo «deve garantire il rispetto della normativa vigente in materia di contrasto alle pratiche commerciali sleali, e in particolare quella relativa al divieto di vendita sottocosto, e assicurare che non si producano distorsioni nella ripartizione del valore e di una equa remunerazione, a pregiudizio soprattutto delle fasi contrattualmente più deboli, posizionate a monte della filiera agroalimentare». Un modo complesso per dire che l’accordo anti-inflazione è cosa giusta, a patto che non ricaderà in termini economici solo sugli agricoltori e sulla trasformazione a questi legata. Patto anti-inflazione a denti stretti, dunque, anche perché non deve far dimenticare il delicato tema degli sprechi: il nostro Paese si pone al quinto posto tra quelli con i maggiori riflessi economici negativi in Europa, dietro a Belgio (552 euro pro capite), Danimarca (518 euro), Portogallo (506 euro) e Grecia (475 euro).