Fatti
Circa 56 mila reati in due anni: la criminalità cresce in Veneto
Usura, estorsione, truffe informatiche nel 2022-2023 sono aumentate del 68 per cento rispetto alla pre-pandemia. Crescono le interdittive antimafia
FattiUsura, estorsione, truffe informatiche nel 2022-2023 sono aumentate del 68 per cento rispetto alla pre-pandemia. Crescono le interdittive antimafia
In Veneto i cosiddetti reati spia, come usura, estorsione e riciclaggio denaro, delitti informatici, truffe e frodi informatiche, nel biennio 2022-2023 hanno raggiunto la cifra record di 55.824 episodi con un incremento del 68 per cento rispetto al biennio pre-pandemico. È quanto emerge dalla ricerca Sguardo d’insieme. Storie, dati e analisi sulla criminalità in Veneto curata da Libera e presentata lo scorso venerdì 20 settembre in Camera di commercio di Venezia Rovigo a Mestre. Come spiega il referente regionale di Libera Marco Lombardo «la ricerca prova a dare un quadro d’insieme, il più possibile variegato, relativo tanto alla presenza quanto alle attività della criminalità organizzata in Veneto. I risultati dell’attività di analisi fotografano una situazione certamente di allarme dovuta non solo alla diffusione di numerose e distinte consorterie mafiose nel nostro territorio ma anche dalla loro penetrazione in parte del tessuto sia economico che sociale del Veneto». Quello veneto è un territorio che, come si legge nell’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (Dia), «è caratterizzato da un consolidato sistema economico e produttivo in continua crescita» ma questa sua caratteristica «attira fortemente gli interessi delle organizzazioni criminali che trovano nella poliedricità del mondo produttivo del Veneto una buona fonte di redditualità, in un contesto che agevola, per una pluralità di fattori, il “mimetismo” delinquenziale». I dati raccolti da Libera confermano quanto scritto dalla Dia: nel 2023 sono state emesse 53 interdittive antimafia con un aumento del 112 per cento rispetto all’anno precedente. Anche il numero dei beni confiscati negli ultimi dieci anni è passato da 88 a 492 unità, di cui 227 immobili in gestione dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati. Non si arresta neanche la morsa delle ecomafie che, si legge nel report, sono «spinte da interessi trasversali in cui si intrecciano sempre di più criminalità ambientale, economica e organizzata in un triangolo perfetto». I reati ambientali nel 2023 sono saliti a 1.761, registrando un più 53 per cento rispetto al 2022. Impennata, anche, per i reati nel ciclo dei rifiuti. Lo scorso anno sono stati 289 con un incremento del 95 per cento rispetto al dato del 2022 quando erano 148. A guidare la classifica delle province con più reati ambientali è Venezia che ne registra 36. «La difesa delle regole e dei limiti fa crescere l’economia e la società civile – sottolinea Massimo Zanon, presidente della Camera di commercio di Venezia Rovigo – Chi li infrange non lavora per garantire il futuro né delle famiglie, né delle imprese. Un’economia sana significa competitività, significa investimenti, crescita dell’impresa e del territorio, con ricadute non solo per l’imprenditore, ma anche per i cittadini». Per sensibilizzare i territori al tema della legalità prosegue, anche, il percorso formativo rivolto agli studenti delle scuole superiori nell’ambito del Protocollo d’intesa firmato dalla Sezione regionale dell’Albo nazionale gestori ambientali, Libera e Unioncamere Veneto. «Dialogare con i giovani è di vitale importanza – spiega Vallì Zilio, presidente della Sezione regionale Veneto dell’Albo gestori ambientali – Il futuro sono loro. Quando la Sezione entra nelle scuole per parlare di questi temi ragazzi e ragazze si dimostrano ricettivi, attenti e coinvolti. Crediamo fortemente in questo progetto e negli sviluppi generatisi nel corso degli anni».