Fatti
Si è svolto martedì 28 aprile, presso la Sala Convegni della Provincia di Padova, il convegno “La trasformazione digitale dei Comuni dopo il Pnrr: strategie ed esperienze per continuare a innovare”, promosso da Anci Veneto. L’evento – che ha visto la partecipazioni di amministratori locali e tecnici – ha cercato di fare il punto sull’impatto delle misure Pnrr dedicate alla digitalizzazione della pubblica amministrazione; relatori e partecipanti si sono confrontati su futuro e sostenibilità di questo processo, dialogando su scenari, dati ed esperienze.
Nel corso della giornata sono stati molti gli interventi che hanno affrontato il tema da vari punti di vista. Tra i vari sindaci che hanno preso la parola, Matteo Mozzo di Marostica ha commentato: «La transizione digitale è un grande impegno anche se forse si tocca meno con mano perché non ha la stessa visibilità di un’opera pubblica, malgrado vada a inficiare molto sulla qualità della vita dei cittadini. Digitale vuol dire offrire servizi diretti, possibilità di arrivare ovunque. Una sfida vinta è quella di essere riusciti a impiegare tutte le risorse, dal punto di vista dei Comuni veneti, che lavorano sempre in piena sinergia tra amministratori e uffici tecnici. La difficoltà maggiore sarà quella di riuscire ad avere una ulteriore capillarità sul territorio; inoltre noi abbiamo ormai abituato i cittadini ad avere tutto a portata di un clic e non possiamo abbassare il livello qualitativo».
Spostandoci in area patavina, Margherita Cera, assessora alla digitalizzazione del Comune di Padova, ha sottolineato che il capoluogo «ha vinto la sfida anche perché il Comune può contare su competenze interne e su una struttura e una pianificazione che ci hanno aiutato ad attrarre quasi 4 milioni di euro di finanziamenti nelle misure legate al digitale. Per esempio, oltre l’80 per cento dei pagamenti possono essere eseguiti tramite PagoPa e da anni abbiamo sistemi digitali di monitoraggio del territorio (umidità, isole di calore, flussi di traffico ecc.)».
Quali sfide restano dunque da vincere? Ha provato a rispondere Massimo Cavazzana, sindaco di Tribano: «Dobbiamo rendere operativi i fondi Pnrr che abbiamo ottenuto, riducendo l’utilizzo del nostro personale e impiegandolo in altre funzioni nel migliore dei modi. Al tempo stesso dobbiamo spiegare ai cittadini che alcuni dei servizi possono essere fruiti da casa, quindi è un vantaggio per loro e per i dipendenti che possiamo impiegare in altre attività. L’obiettivo è fare sempre più rete tra Comuni, senza dimenticare gli ulteriori benefici che possiamo trarre – con la dovuta attenzione – dall’intelligenza artificiale. Il problema più grande resta la formazione del personale».
Dopo gli amministratori locali sono intervenuti i tecnici come Chiara Daneo, relazioni istituzionali del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri: «I Comuni hanno avuto una grande opportunità, in Italia il 100 per cento ha aderito al progetto, compreso il Nord-est che non ha fatto eccezioni, anzi, ha brillato per migrazione di dati ai cloud, l’attivazione di nuove piattaforme». Nel corso della conferenza, Daneo ha snocciolato alcuni numeri che danno l’idea della portata del Pnrr per la digitalizzazione. Sono infatti 6,74 i miliardi di euro in dotazione per la Pa di cui 2,8 per la pubblica amministrazione locale, con oltre 22 mila soggetti attuatori; 74 mila sono stati, invece, i progetti avviati, di cui l’83 per cento completati e liquidati.
Oltre ai successi, non si è mancato di rilevare le difficoltà che ancora sussistono. Moira Benelli, responsabile Ufficio servizi e tecnologie e Agenda digitale di Anci, ha per esempio presentato un report che evidenzia come nei Comuni sotto i cinquemila abitanti la figura del responsabile dei sistemi informativi sia ricoperta, nel 66 per cento dei casi, da personale con profilo amministrativo e non tecnologico.
Tirando le somme, dal convegno è emersa una transizione digitale ormai avviata e a buon punto, pur con qualche gap ancora da colmare.