Meic Padova. Ambiente: politiche intraprese e nuove prospettive
Il docente di Energy Economics dell'Università di Padova ha tracciato un quadro impietoso delle politiche ambientali italiane: principi costituzionali importanti, ma inattuati. E intanto i costi sociali del cambiamento climatico continuano a crescere.
Il 12 aprile il Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) ha proposto un incontro con il prof. Arturo Lorenzoni, docente di Energy Economics e Electricity Market all’università di Padova, sul tema delle politiche ambientali, tra obiettivi internazionali e azioni locali. Lorenzoni è partito dal segnale di speranza dato dalla modifica della Costituzione del 2022, che ha introdotto la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, anche nell’interesse delle future generazioni, specificando all’art. 41 che l’iniziativa economica privata non può recare danno alla salute e all’ambiente. Principi importanti, che faticano poi a trovare attuazione, anche per la complessità generata dalla precedente modifica costituzionale del 2001, che ha dato molti poteri agli enti locali, senza dare loro le risorse per gestirli. La protezione dell’ambiente si trova così costantemente a rischio, anche per una strisciante sfiducia negli organi scientifici chiamati a indicare la linea e degli enti di controllo incaricati di mantenerla. I tentativi di delegittimazione di Ispra, l’organo scientifico del ministero dell’Ambiente, e di indebolire i regolatori indipendenti come Arera, nell’energia, l’acqua e i rifiuti, o Art, nei trasporti, sono un segno eloquente dell’insofferenza al rispetto delle regole e alla tutela dell’ambiente. Così i decisori politici tendono a evitare di prendere le decisioni, magari rischiose sul piano del consenso, ma necessarie. Gli esempi sono davvero tanti. Uno è la mancata realizzazione delle casse di espansione dei fiumi, a protezione di intere aree della nostra Regione. Un altro la scelta di non definire regole chiare per l’installazione degli impianti fotovoltaici a terra: si sono lasciati i sindaci a gestire procedimenti onerosissimi per il proprio territorio, senza riferimenti normativi chiari. Nel frattempo i costi per proteggersi dagli effetti del cambiamento climatico aumentano a dismisura, al punto che da quest’anno il rischio legato ai disastri ambientali è stato privatizzato, con l’obbligo per le imprese di stipulare contratti di assicurazione privati. Un paradosso: l’attività che per definizione dovrebbe essere gestita dallo Stato viene lasciata a ciascuno. Sono esempi che rendono evidenza di quanto una gestione attiva e attenta del territorio richieda visione, coraggio, fiducia nelle competenze della scienza e un impegno sul lungo termine. Un cambio di passo è necessario, per non veder lievitare i costi sociali dell’inazione.