Fatti
Gli ultimi esempi sono di pochi giorni fa: due imprese agricole premiate per il loro grado di innovazione. Niente di ipertecnologico, ma molto di innovativo. Perché così è l’agricoltura: un comparto che cerca da sempre nuove tecnologie per produrre cibo (e ultimamente anche benessere). L’occasione per ragionare di agricoltura e innovazione – declinata secondo modalità molto diverse tra di loro – arriva da un premio e da un convegno.
“Imprese Vincenti”, il programma promosso dal Gruppo Intesa Sanpaolo per valorizzare le PMI che guidano il rilancio dei territori, ha individuato in due aziende agricole, una piemontese e l’altra pugliese, due esempi d’imprese capaci di tenere insieme tradizione, creazione di valore e nuove strategie di produzione. La prima (la Cantina Montemiglietto, in provincia di Cuneo) ha unito pratiche antiche, come la vendemmia manuale, con tecnologie innovative, per dare vita ad un prodotto nuovo. La seconda (l’Azienda Dibenedetto in provincia di Bari), ha riutilizzato una vecchia varietà di rape per rivisitare un piatto tipico e farne un prodotto salutistico. Aziende innovative entrambe, senza l’uso di particolari tecnologie e tantomeno dell’Intelligenza Artificiale. Un’innovazione, quella di cui le due aziende sono esempi tra molti, che va di pari passo con l’altro tipo di innovazione che trova sempre in agricoltura applicazione, ma che si basa sull’alta tecnologia.
E’ su questo secondo tipo di innovazione che si è ragionato pochi giorni fa nel corso dell’incontro “Il Filo che ci unisce: ieri, oggi e il domani dell’agricoltura”, organizzato da Syngenta nell’ambito della decima partecipazione al Food & Science Festival di Mantova. In questo caso la “parola d’ordine” è biologicals: prodotti di origine naturale, utilizzati per proteggere, nutrire e potenziare le coltivazioni. In questo caso, l’innovazione è di alto livello tecnologico ed è spinta dal cambiamento climatico, dalla necessità di aumentare la sostenibilità ambientale delle produzioni e, in definitiva, accrescere la competitività attraverso la resilienza delle coltivazioni. Con un’attenzione in più: il progresso tecnologico deve essere accompagnato da regole chiare che servano per individuare le priorità e il corretto uso delle nuove tecnologie. Che, in ogni caso, si sviluppano forti anche di un patrimonio di conoscenze che, spesso, ha la sua origine nelle pratiche agricole di un tempo e che può anche portare lo stesso nome (non è un caso, per esempio, che di “difesa integrata” delle coltivazioni si parli oggi come qualche decennio fa, seppur con contenuti notevolmente diversi).
Tradizione e biologicals, dunque, ma anche droni, satelliti e Intelligenza Artificiale. Che in qualche modo può rappresentare l’ultima frontiera (per ora) dell’innovazione in agricoltura così come in altri comparti. Un mercato, quello della AI, che rientra nel più vasto mercato dell’innovazione tecnologica ma che, tutto sommato, riguarda ancora un numero limitato di imprese. Secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia, nel 2025 il comparto è arrivato a totalizzare un giro d’affari pari a circa 2,5 miliardi di euro, in aumento del 9%e vicino ai livelli record del 2023. Solo il 9% delle aziende, però, può essere definito “digitalmente maturo”, un altro 33% circa sta avvicinandosi alle tecnologie digitali mentre quasi il 60% viene considerato “in ritardo”. Questione di capacità di investimenti ma anche di preparazione. E di effettiva utilità.
Che si vada verso l’AI agricola oppure verso il sempre più diffuso uso dei biologicals, oppure ancora che si studino nuovi prodotti sfruttando tradizioni e patrimoni antichi di secoli, rimane tuttavia un dato di fondo: davvero l’agricoltura continua a rappresentare un comparto forte dell’economia. Anche dal punto di vista dell’innovazione.