Chiesa
Domenica di Pentecoste, festa che conclude il tempo liturgico della Pasqua e ricorda l’effusione dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti con Maria; festa che Benedetto XVI ha definito “battesimo della chiesa”. Lo Spirito Santo “riempie l’universo, genera la fede, trascina alla verità e predispone all’unità tra i popoli. Non solo, ha “il potere – diceva nel 2011 Papa Ratzinger – di santificare, abolire le divisioni, dissolvere la confusione dovuta al peccato”.
Papa Leone nell’omelia, in sintonia con il suo predecessore ricorda che “lo Spirito del Risorto è lo Spirito della pace”, una pace che “viene dal perdono e ci porta al perdono”, che inizia con il perdono donato da Gesù stesso “che è stato da noi tradito, condannato e crocifisso”.
Pentecoste, “vento che non lascia dormire la polvere” per padre Davide Maria Turoldo. Vento, ovvero lo Spirito del Risorto, che “ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’onnipotenza dell’amore”, ha affermato Leone XIV nell’omelia della Messa presieduta nella basilica vaticana. Pentecoste è la “festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra. Mentre il fragore dal cielo, il vento e le lingue di fuoco nel cenacolo ricordano gli antichi segni del Sinai, la santa legge di Dio viene scritta nei cuori, incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa. Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore”.
Non solo, lo Spirito “che ha parlato per mezzo dei profeti, promuove sempre l’unità nella verità, perché suscita in noi comprensione, concordia e coerenza di vita”; e ci difende “da tutto che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura”.
Al Regina caeli Leone XIV nel commentare il Vangelo del giorno, ha ricordato che lo Spirito Santo ha aperto le porte del Cenacolo “come vento impetuoso”, spingendo i discepoli “ad uscire e ad annunciare la Buona Novella di Cristo risorto”. Ma quali sono le porte che apre? La prima è “quella di Dio stesso, nel senso che ci apre l’accesso al mistero di Dio, così come si è rivelato in Gesù Cristo”, e ci invita “a riconoscerlo in noi e a scoprire i segni della sua presenza nella vita quotidiana”. La seconda porta è quella del Cenacolo, che simboleggia la Chiesa: “senza il fuoco dello Spirito, la Chiesa rimane prigioniera della paura, timorosa davanti alle sfide del mondo, chiusa in sé stessa e quindi anche incapace di entrare in dialogo con i tempi che cambiano”.
Molto efficace l’immagine sintesi di Pentecoste che Papa Francesco proponeva nella sua visita a Gerusalemme nel maggio del 2014, ovvero che la chiesa è nata “in uscita” e dal Cenacolo è “partita con il pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore”; una chiesa viva che deve sempre sorprendere, perché “è proprio della chiesa viva, sorprendere. Una chiesa che non abbia la capacità di sorprendere è una chiesa debole, ammalata, morente e deve essere ricoverata nel reparto di rianimazione, quanto prima”.
Infine, lo Spirito, ha detto ancora Papa Leone parlando dallo studio che si affaccia su piazza San Pietro, apre le porte della chiesa “perché sia accogliente e ospitale verso tutti, anche verso chi ha chiuso le porte a Dio, agli altri, alla speranza, alla gioia di vivere”; apre anche le “porte dei nostri cuori, aiutandoci a vincere le resistenze, gli egoismi, le diffidenze e i pregiudizi, e rendendoci capaci di vivere come figli di Dio e fratelli tra noi”.
Nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana, il vescovo di Roma guarda alla Cina e chiede preghiere per i cattolici cinesi e per le comunità cristiane del Medio Oriente. È la giornata di preghiera, voluta da Benedetto XVI 17 anni fa, nella memoria liturgica di Maria
Aiuto dei cristiani, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. Papa Leone invita, dunque, a pregare in unità con ii cattolici cinesi “come segno del nostro affetto per loro e della loro comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro”. Chiede l’intercessione di Maria perché “ottenga alla comunità credente in Cina la grazia dell’unità e doni a tutti la forza di testimoniare il Vangelo nelle fatiche quotidiane, per essere seme di speranza e di pace”. Preghiera che è rivolta anche alle vittime di un incidente avvenuto in una miniera nel nord della Cina, per le quali invoca la pace eterna.