Fatti
Si è svolto il 25 maggio a Latakia, nel convento francescano del Sacro Cuore, l’incontro tra l’ambasciatore d’Italia, Stefano Ravagnan, e i rappresentanti delle varie comunità cristiane in Siria. “Al centro della riunione – spiega al Sir il vicario apostolico di Aleppo, il francescano mons. Hanna Jallouf, che guida i fedeli cattolici di rito latino del Paese – ci sono stati il ruolo e il sostegno del governo italiano al popolo siriano, i progetti di cooperazione che riguardano la ricostruzione di case, scuole, la creazione di posti di lavoro, portati avanti grazie alla Cooperazione italiana e a diverse agenzie, come la Caritas, e ong quali la francescana Ats (Associazione Terra Santa), Avsi e altre ancora.
Rischio marginalizzazione. “È stato un incontro sincero e fruttuoso – dichiara il vicario -. Abbiamo potuto esprimere le preoccupazioni dei nostri cristiani di essere relegati ai margini della vita politica e sociale del nuovo corso siriano”, governato, dall’8 dicembre 2024, da Ahmed Al‑Sharaa, leader di Hayat Tahrir al‑Sham (Hts). A tale riguardo l’ambasciatore Ravagnan ha ricordato anche gli esiti dell’incontro dell’11 maggio scorso a Bruxelles che ha segnato, ricorda il francescano, “l’avvio di una nuova fase nelle relazioni Ue‑Siria, primo vero dialogo politico ufficiale ad alto livello tra Ue e le nuove autorità siriane necessario per normalizzare gradualmente i rapporti dopo la caduta del regime di Assad”. Questo, per mons. Jallouf, è il segnale che “l’Ue appoggia una transizione politica che includa tutte le componenti religiose ed etniche della Siria, tra queste la cristiana, e offre sostegno alla ricostruzione economica e sociale in vista della stabilizzazione e della sicurezza interna”.
“Un’opera di rinascita e ricostruzione – sostiene il vicario apostolico – che richiederà tempo e pazienza perché è impossibile che un nuovo Governo rimetta piedi un Paese distrutto come la Siria in poco tempo. Ma è anche vero – aggiunge – che qualcosa si sta già vedendo”.
Una ministra cristiana. Una sorta di apertura di credito di mons. Jallouf verso Al‑Sharaa. I due, infatti, si conoscono bene: un rapporto personale, maturato sul campo durante la guerra e oggi trasformato in un canale di dialogo Chiesa‑Governo. All’epoca mons. Jallouf era parroco a Knaye, uno dei tre villaggi a maggioranza cristiana situato nella Valle dell’Oronte, nel Governatorato di Idlib, controllato proprio da Al‑Sharaa. Quest’ultimo, dopo la caduta del regime di Bashar al Assad, aveva promesso l’integrazione e il coinvolgimento delle minoranze nei ruoli della nuova Siria. “Nell’attuale governo – ricorda mons. Jallouf – è presente anche una cristiana, Hind Kabawat, nominata ministra degli Affari sociali e del lavoro nel nuovo esecutivo”. Molto attiva nella società civile, nell’ambito del dialogo interreligioso e dei processi di riconciliazione, per mons. Jallouf “la ministra è un segnale di apertura verso i cristiani e le minoranze e un tentativo di mostrare un governo più inclusivo. Una prova della volontà politica di coinvolgere i cristiani nella vita pubblica”.
Il contributo dei cristiani. Nonostante la Siria, nel corso della guerra civile (2011‑2024), abbia visto ridursi il numero dei cristiani da oltre 1,5 milioni a meno di 800 mila – non esistono stime precise, moltissimi sono sfollati all’estero – l’idea di rientrare per dare un contributo alla ricostruzione morale e materiale del Paese sembra essere ancora viva. Tuttavia, avverte il vicario, “pensare ad un rientro per loro e per tutti i siriani che sono fuggiti vuole dire sostenere la Siria innanzitutto per due vie, quella dell’educazione e della sanità. Queste sono le principali urgenze di adesso e quelle che possono facilitare l’ipotesi di un rientro in patria. La stabilità della Siria passa anche per queste due strade”. Nel frattempo, dichiara mons. Jallouf, “le chiese locali continuano a fornire aiuto a tutta la popolazione avviando progetti per generare lavoro, cure sanitarie, ristrutturazioni di case e proprietà. Il tutto grazie alla generosità di tante Chiese internazionali, organizzazioni europee, ong, agenzie umanitarie”. In questo ambito, sottolinea il vicario, “la Chiesa italiana ha sempre mostrato la sua grande solidarietà. I cristiani sono sempre stati una parte integrante della società siriana e non possono restare ai margini. Se così dovesse essere, sarebbe un fallimento per tutto il Governo”.
“La Siria senza i cristiani sarebbe più povera. La comunità cristiana ricerca una vita stabile, sicura, dove i diritti umani vengano rispettati. Queste sono le idee che fanno camminare un Paese sulle strade della prosperità, della tolleranza, dell’integrazione e della speranza”.