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Hanno cominciato il proprio percorso dalla fonte della Madonna della salute di Monteortone i partecipanti al pellegrinaggio diocesano dell’Azione cattolica di Padova, intitolato “Da fonte a fonte – spiritualità in cammino”, che si è tenuto lo scorso 17 maggio. Ad accompagnarli nella preghiera, all’inizio della giornata, il vescovo Claudio, che ha sottolineato l’importanza di occasioni come questa per rallentare il passo e prendersi del buon tempo di spiritualità, che spezzi i ritmi frenetici delle nostre vite e che ci aiuti a metterci in ascolto della voce del Signore.
L’iniziativa – pensata e progettata da un’équipe allargata, che includeva adulti (i responsabili diocesani del settore, Antonella Finesso e Marco Zambon, e i membri della commissione “Spiritualità”), ma anche giovani e rappresentanti dei ragazzi dell’Acr – ha raggiunto l’obiettivo di riunire, nella dimensione del pellegrinaggio, persone di età e provenienze anche molto diverse. «Condividere tutti insieme, grandi e piccoli, le fatiche del percorso – afferma a questo proposito Antonella Finesso – è stato un aspetto fondamentale dell’esperienza, che ci ha permesso di avvicinarci e far emergere, conoscendoci, le tante bellezze che ci accomunano. D’altra parte proprio il battesimo, che è il tema che abbiamo scelto per questa giornata, ci ricorda la nostra sostanziale uguaglianza, come figli di Dio».
I partecipanti hanno potuto infatti ascoltare, durante il cammino, alcune testimonianze sul valore profondo di questo sacramento e concludere il percorso rinnovando le proprie promesse battesimali, presso il fonte della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, ad Abano Terme. «È stato un momento significativo – racconta Finesso – per ricordarci l’importanza del dono che abbiamo ricevuto, che sancisce il nostro ingresso nella Chiesa, ma che ci invita anche ad assumerci delle responsabilità nei confronti della famiglia che ci ha accolti».
Siamo chiamati infatti ad abitare con coraggio il mondo di oggi e a metterci in cammino, ogni giorno, per accogliere con fede le sfide che ci pone. «Il pellegrinaggio stesso – spiega Elia Camon, uno degli organizzatori – è una bella metafora del nostro essere cristiani. Oggi infatti siamo spesso in viaggio, ma raramente viviamo questa dimensione come pellegrini: l’invito che ci facciamo è di provare invece ad affrontare il cammino come un’opportunità per condividere una fatica lenta e fare così esperienza autentica di comunità».
D’altra parte, sottolinea Daniela De Gaspari, tra i soci che hanno partecipato alla proposta, «è anche attraverso iniziative come questa che possiamo sperimentare una fede aperta, condivisa e universale, grazie all’incontro con altre persone, con le quali condividere un percorso di spiritualità e crescere, insieme, nel nostro essere Chiesa».