Idee
La terra della campagna di Ostuni è rossa. Un rosso che arriva a sfiorare l’azzurro intenso del cielo e abbraccia il bianco dei muretti a secco e dei trulli, con il loro cappello di chiancarelle grigie. È una terra bruciata dal sole e assetata di quella pioggia che da sempre si fa attendere e che, quando arriva, si concede con grande parsimonia. È una terra pastosa, ricca di argilla, che si aggrappa alle scarpe, quasi a trattenerti, come fa con ogni singola goccia d’acqua che la sfiora. È una terra che è casa per chi ci è nato e cresciuto, che è quotidiano per chi ha trascorso e trascorre ore interminabili a lavorarla sotto il sole cocente, cercando di tanto in tanto ristoro all’ombra di ulivi senza età.
Una terra che Paolo conosceva bene, perché lo aveva accolto, quando era nato 74 anni fa, e lo ha visto crescere, una terra che è stata teatro dei suoi giochi d’infanzia e ha raccolto il suo sudore nelle infinite giornate di lavoro. Lavoro condiviso con sua moglie Anna, proprio come un martedì di un paio di settimane fa.
Anna e Paolo erano usciti di buon’ora di casa per fare dei lavori in campagna.
Da tempo le giornate di Paolo sono senza tempo. La sua malattia, proprio quella scoperta agli inizi del Novecento dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer (1864-1915), gli ha cancellato i ricordi, un po’ come facevano una volta le maestre con il cancellino sulla lavagna. E gli ha portato via la parola. Ma non gli ha spento la luce negli occhi. Occhi che sorridono felici quando gli offri un bicchiere di acqua fresca o un tarallo. Occhi curiosi, come quelli di un bambino, impegnati ogni giorno a riscoprire e reimparare un mondo un tempo consueto ed ora diventato sconosciuto. L’Alzheimer ha reso il suo mondo sempre più piccolo, trasformandolo in una realtà circoscritta, in cui Paolo si sente protetto e al sicuro perché al suo fianco c’è sempre Anna che – insieme ai loro tre figli Rosmarie, Francesco e Debora – è la sua interprete col “mondo esterno”.
Quel martedì mattina Anna sta lavorando in campagna. Paolo è lì con lei. Poi, però, decide di avventurarsi in quella terra che ti si aggrappa alle scarpe e che sa di casa. Solo due passi, niente più. È un attimo: Anna si gira e Paolo non c’è più. Lo chiama, ma lui non risponde. Lo cerca, ma non lo trova. Parte subito l’allarme e a cercare Paolo arriva la gente della contrada di Pascarosa, che quella terra la conoscono palmo a palmo. L’ansia cresce e si trasforma in paura. In tanti arrivano da fuori per cercare Paolo, che non ha un cellulare e non risponde alle chiamate.
Il confine tra reale e virtuale è quasi impercettibile. Basta un attimo. Nemmeno te ne accorgi e vieni risucchiato, come nella scena di un film, e ti ritrovi dentro uno schermo – sia questo grande una manciata di pollici o tanto quanto una parete.
Gli appelli rimbalzano sui social e si moltiplicano sulle stories di Ig e sugli status di Whatsapp, arrivando anche a più di mille chilometri di distanza, su cellulari di amici e parenti che quella terra l’hanno lasciata tanti anni fa per ragioni di lavoro e che in quei luoghi, che rimangono sempre “casa”, fanno ritorno per le vacanze estive. La storia e il volto di Paolo arrivano anche sul piccolo schermo e di lui, oltre alle televisioni locali, ne parla anche “Chi l’ha visto?”.
Nel piazzale antistante il trullo-chiesetta, cuore della contrada di Pascarosa, arriva il furgone rosso dei vigili del fuoco, trasformando lo spazio dove la gente solitamente si ritrova e chiacchiera prima e dopo la messa, nel centro operativo delle squadre di ricerca. Scendono in campo le forze dell’ordine, i Vigili del fuoco, gli operatori del Soccorso alpino e speleologico, la Protezione civile, la polizia locale e diverse associazioni di volontariato, coordinati dalla Prefettura di Brindisi che ha attivato il piano provinciale di ricerca. Si alzano in volo i droni e l’intera zona è perlustrata, dall’alto, con gli elicotteri. Le ore passano e cresce l’apprensione. I familiari rivolgono un appello a tutti i proprietari di terreni nella zona di Ceglie, Cisternino, Ostuni e Martina Franca, perché controllino garage, cantine, depositi e piccoli ripari dove Paolo avrebbe potuto trovare rifugio.
In tutto questo cercare, lo spazio e il mondo di Paolo torna in poche ore a dilatarsi, raggiungendo confini molto più vasti di quelli che erano i confini della sua “vita di prima”. E quel centinaio di volontari impegnati fino a notte fonda a cercare Paolo, iniziano a tessere una rete attorno ai suoi familiari. Una rete che, tre giorni più tardi, si trasforma in un grande abbraccio. Quando il sole si nasconde all’orizzonte per far spazio alla notte, Paolo viene ritrovato dagli uomini del gruppo speleologico in un boschetto a poco meno di un chilometro dal luogo in cui era stato fissato il centro operativo delle squadre di ricerca.
“Oggi – scrive il figlio Francesco sulla sua pagina Fb – dopo tre giorni di instancabili ricerche, il mio papà è stato ritrovato. Purtroppo, non nel modo in cui tutti speravamo… non è più tra noi. In questo momento di immenso dolore, sento il bisogno profondo di dire grazie. Sono profondamente commosso dall’incredibile ondata di umanità e solidarietà che si è mossa per lui. Voglio ringraziare di cuore i Vigili del fuoco che hanno coordinato le operazioni con professionalità e umanità, il Soccorso alpino, la Polizia, i Carabinieri, i Vigili urbani, la Croce Rossa e i volontari della Protezione civile. Un grazie immenso va ai nostri amici e a tutti i tantissimi gruppi di volontari e persone comuni che hanno donato il loro tempo e le loro energie, giorno e notte, per aiutarci a cercarlo. Vedere così tante persone mobilitarsi per il mio papà è stato un abbraccio che non dimenticherò mai. Grazie per non averci lasciati soli. Buon viaggio papà”.
Parole a cui fanno eco quelle affidate a Fb da Doriana, moglie di Francesco. “In questi giorni interminabili, abbiamo vissuto momenti terribili – scrive –. Paura, tensione, ansia e speranza si sono insidiate nel profondo dell’anima. Non avremmo mai potuto immaginare di dover affrontare tutto questo, così come non avremmo mai potuto immaginare, di poter toccare con mano così tanta solidarietà da parte di tutti voi. Non ci siamo sentiti soli, mai. Ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni parola di conforto ci ha aiutati ad affrontare questo incubo. Ci ha dato coraggio, fiducia. Avete detto che in ogni caso lo avreste ritrovato e lo avete fatto davvero. Una cosa è doverosa dirla. Forse, potevamo non meritare noi così tanto amore, ma Paolo sì. Lui meritava questo e molto altro”.
Il 23 maggio, la chiesa di S. Francesco ad Ostuni ha fatto fatica a contenere le tante persone arrivate per dare l’ultimo saluto a quello che, in pochi giorni, è diventato “il nonno di tutti”, come ricorda Radiostuni, sulla sua pagina Fb, riprendendo le parole dei nipoti di Paolo, al termine dei funerali.
“A nome della nostra famiglia vogliamo ringraziare tutte le persone impegnate nelle ricerche, perché nostro nonno a casa ci è tornato. Ricordiamo perfettamente quanto lavorasse duro. Ricordiamo i doppi turni, le giornate in fabbrica, i lavori di campagna che non rifiutava nonostante la stanchezza. Sono stati infiniti i sacrifici che ha fatto per aiutare gli altri, oltre che per raggiungere gli obiettivi che si era prefissato e darci l’esempio. Gli ultimi 5 giorni sono stati terrificanti. È stato in questi momenti che qualcuno ha detto “Paolo è il nonno di tutti”, e a noi questo messaggio è arrivato dritto al cuore. Abbiamo visto una comunità solidale che ci era vicina”.
“Caro Paolo – ha detto don Maurizio Caliandro nell’omelia funebre – senza saperlo ci hai lasciato un ultimo dono: ci ha ricordato cosa significa essere comunità. In un tempo in cui ognuno vive spesso chiuso nel proprio mondo, tu ci hai fatto incontrare, guardare negli occhi, sentire fratelli. La tua fragilità ha risvegliato la nostra umanità. Questa malattia ti aveva tolto le parole, ma non la capacità di amare. Anche nel silenzio. Continuavi a dire tanto, insegnandoci che l’amore vero non ha bisogno di parole. A tua moglie Anna va il grazie per l’amore fedele con cui ti è stata accanto. Ai tuoi figli, Rosmarie, Francesco e Debora, vorrei dire: siate orgogliosi di vostro padre. Con la sua vita semplice e discreta ci ha insegnato che la grandezza non sta nel successo, ma nella capacità di voler bene”.
“Se l’amore avesse un nome, per noi sarebbe sicuramente quello di mio padre – scrive Francesco su Fb –. La vicinanza, l’affetto e il calore di così tante persone ci hanno dimostrato quanto lui fosse amato. Ci hanno dato la forza di andare avanti. Un grazie a tutti vero, perché l’amore esiste e voi ce lo avete dimostrato. Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno condiviso con noi questo pezzo di strada e che continuano a stringerci la mano”.
Mani che continueranno a stringersi anche il prossimo 13 giugno, dove – come annuncia Francesco Colizzi su Fb – si terrà un’importante manifestazione di sensibilizzazione presso il Centro di spiritualità di Ostuni. “La Puglia è la quarta regione in Italia con 7 comunità amiche delle persone con demenza e Alzheimer e di queste due sono in provincia di Brindisi: Cellino San Marco dal 2022 e Ostuni dal 2025”.
E l’incontro del 13 giugno sarà dedicato a Paolo, per non dimenticare “il nonno di tutti”.