Chiesa
Che magnifica umanità!
Il titolo della prima enciclica di Papa Leone è sufficiente per dire che questo testo merita attenzione. Anche a chi non leggerà il documento, diversamente da noi che lo analizzeremo in questa serie di articoli di approfondimento, che cosa dice il Papa? Che l’umanità è magnifica!
In un tempo di pessimismo, di orizzonti chiusi, di generazioni tristi, di discorsi lamentosi e preoccupati (anche nella Chiesa), Papa Leone dice che l’umanità nell’epoca dell’intelligenza artificiale è magnifica.
Lo dice da credente che guarda Gesù, via verità e vita:
“Come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità.” (n. 233).
Siamo magnifici perché liberi, chiamati a crescere in pienezza, capaci di scegliere quale mondo vogliamo e come vogliamo reagire davanti alle sfide del nostro tempo:
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile.” (n. 1).
La magnifica bellezza della nostra umanità che si rivela in Gesù è dono e compito; è il nostro compito, è il compito che ci rende davvero umani nell’era delle macchine che sembrano fare come e più di noi:
“Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore. Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa.” (n. 15).
Un’illusione? Un Papa fuori dalla storia? Un’operazione per tenerci buoni? Per nulla. Il Pontefice non nascondi i molti problemi, tutti citati nel lungo testo dell’enciclica. Sa bene e dichiara che la magnifica umanità che siamo è ferita, e al contempo che questa ferita non è sinonimo di sconfitta:
“Per questo l’umanità – magnifica e ferita – non deve essere sostituita né superata: può accogliere i progressi della tecnica per alleviare le sofferenze e aprire possibilità nuove, purché non rinneghi ciò che la rende se stessa, cioè la capacità di relazione e di amore.” (n. 126).
Già dal titolo si comprende come l’Enciclica Magnifica Humanitas non sia un documento papale sull’intelligenza artificiale, ma una riflessione morale, alta e incarnata allo stesso tempo, che cerca di riflettere sulla vera questione: cosa possiamo e dobbiamo fare come uomini e donne per continuare ad essere tali in questo tempo tecnologico?
L’indirizzo generale del testo, realistico e quindi ottimista, è decisivo e prezioso: ci impone di smettere di fare sterili discorsi preoccupati, tanto addolorati quanto privi di una qualunque proposta, capaci solo di rendere la gente ancor più spaventata di quello che già è; ci chiede di smettere di maledire questo tempo, magari idealizzando un passato probabilmente meno bello di quanto vorremmo ricordare, con il rischio di fuggirlo e di condannarci, di conseguenza, a una condizione disumana.
Siamo uomini e donne, liberi e responsabili, fragili e amati, perfino perdonati capaci di costruire macchine sorprendenti. Siamo magnifici come Gesù e come Maria (mai il tradizionale finale mariano fu più azzeccato). Questo il Papa ci ricorda nel tempo dell’intelligenza artificiale. Questo ci chiede di essere.