Fatti
Maggio è tempo di bilanci e per il Centro di aiuto alla vita (Cav) di Padova il consuntivo storico ha un significato straordinario: alla fine del 2025 è nato il tremillesimo bambino da una mamma assistita. Dalla fondazione nel 1978, il Cav ha aiutato a nascere oltre 60 bambini all’anno, un traguardo che testimonia un impegno incessante a tutela della maternità.
I dati complessivi descrivono un impatto sociale non indifferente: 3.003 bambini nati, 4.181 gestanti sostenute e 10.756 altre donne aiutate. In 48 anni, il Cav di Padova, con il Movimento per la vita, ha teso la mano a ben 17.940 persone, assistendo oltre tremila neonati e circa 15 mila donne in momenti di forte vulnerabilità.
«Dietro a ogni numero ci sono volti e storie di speranza – dichiara Ubaldo Camilotti, già presidente del Movimento per la vita di Padova – Questo bilancio ampiamente positivo dimostra come il volontariato per la vita non si limiti a proteggere i nascituri, ma sia concretamente impegnato a offrire solidarietà a tutte le donne in difficoltà, ben oltre il solo periodo della gestazione».
La mole di lavoro è enorme: ogni donna si rivolge al Centro anche dieci volte in un anno. Il 16 per cento delle gestanti ha usufruito di accoglienza nelle strutture del Cav: la storica “Casa Maria”, tre appartamenti di secondo livello per l’autonomia e l’alloggio di Saccolongo. Le prestazioni includono assistenza sociale e aiuti materiali come la distribuzione di corredini, latte e pannolini.
Nel 2025, solo il 2 per cento delle donne è stato inviato dai consultori pubblici; il 37 per cento si è presentato direttamente, il 26 per cento tramite amici e l’11 per cento da parrocchie e associazioni. Il profilo rileva che il 54 per cento è coniugata, il 51 per cento ha tra i 25 e i 34 anni ed è prevalentemente casalinga (35 per cento) o disoccupata (46 per cento). Le criticità principali restano quelle economiche, lavorative e abitative, che insieme pesano per il 59 per cento. Nel 2025 nessuna gestante si è presentata con il documento per l’aborto e l’ atteggiamento del marito o del partner si mantiene prevalentemente contrario all’aborto (65 per cento). «Il nostro auspicio – conclude Ubaldo Camilotti – è che un numero sempre maggiore di donne passi da noi. La solidarietà concreta può rimuovere le cause economiche o di isolamento, aiutando la madre a proseguire la gravidanza, come previsto dalla Legge 194. I dati descrivono l’efficacia del servizio, ma non dicono tutto della gioia dei volontari nel veder nascere un bambino e veder rinascere una mamma».
Infine, le straniere scendono all’82 per cento, mentre le italiane salgono al 18 per cento, un dato in crescita dopo vent’anni. Tra le straniere nel 2025 (provenienti da 16 Paesi), prevalgono le donne africane (81 per cento), guidate da Nigeria (38 per cento) e Camerun (15 per cento).