Gli allevamenti sono il cuore di gran parte della cultura alimentare italiana: pensare di eliminarli comporterebbe uno stravolgimento difficile da immaginare. È questa la risposta di Confagricoltura Padova al report “Padania avvelenata”, diffuso da Greenpeace e che riporta al centro del dibattito il tema della sostenibilità ambientale degli allevamenti intensivi nella Pianura Padana.
Il documento analizza il rapporto tra concentrazione zootecnica, emissioni e qualità ambientale, chiedendo una revisione dell’attuale modello produttivo. «Se rinunciassimo in pochi anni agli allevamenti – osserva Michele Barbetta, presidente di Confagricoltura Padova – non smetteremmo di consumare carne, latte o uova: aumenteremmo semplicemente la dipendenza da importazioni provenienti da Paesi con standard ambientali e sul benessere animale spesso meno rigorosi dei nostri. Gli allevatori italiani operano all’interno di normative tra le più severe al mondo in materia di benessere animale, gestione dei reflui e sicurezza alimentare». Barbetta invita quindi a mantenere il confronto su un piano concreto, legato alla realtà alimentare, produttiva ed economica del Paese.
Secondo i dati Ismea, ogni italiano consuma in media 79 chilogrammi di carne all’anno, nel Nordest addirittura 85 chili. A questo si aggiungono latte, formaggi, yogurt, uova e derivati, che fanno parte dell’alimentazione quotidiana di milioni di famiglie. «Sono dati – osserva Barbetta – che traducono la domanda reale di cibo di un Paese intero. Capisco la preoccupazione dei cittadini, ma in Italia ci sono 60 milioni di persone: dobbiamo mangiare e dobbiamo farlo ogni giorno».
Il tema non riguarda solo la produzione agricola, ma un intero sistema economico costruito attorno alla zootecnia della Pianura Padana. Dietro agli allevamenti operano migliaia di imprese legate a trasformazione alimentare, logistica, trasporti, mangimifici, macelli, caseifici e prosciuttifici. Vi dipendono produzioni simbolo del Made in Italy come il Grana Padano Dop e il Parmigiano Reggiano Dop, ma anche il Prosciutto Veneto Berico-Euganeo Dop.
E in merito alla proposta di sostituire gli allevamenti intensivi con quelli estensivi? «Proporlo significa ignorare la conformazione reale del nostro territorio – conclude il presidente – dove non esistono gli spazi che caratterizzano altre realtà europee o extraeuropee».