Granchio blu: va trasformato il problema in opportunità economica
Granchio blu. La mappatura del progetto “Blue Crab Action Plan” ha confermato come ormai il neo quanto malvoluto inquilino del litorale veneto sia diffuso ovunque. È necessario conviverci
A un anno dall’avvio del progetto “Blue Crab Action Plan”, la mappatura ambientale ed eco-fisiologica del granchio blu nelle acque interne e marittime del Veneto, la Regione Veneto ha presentato i risultati intermedi del programma strategico nato per contrastare una delle più gravi emergenze ambientali, economiche e sociali degli ultimi anni. Il piano ha l’obiettivo di fornire strumenti concreti per il contenimento nel medio-lungo periodo del Callinectes sapidus, specie aliena invasiva che dal 2023 sta compromettendo le attività di pesca e acquacoltura. Il monitoraggio, eseguito tra giugno e novembre 2025, ha portato a campionare 62.468 chilogrammi di granchio blu in 150 chilometri di costa tra mare, costa, valli e lagune, confermando la diffusione capillare della specie in tutte le principali aree costiere e lagunari del Veneto, con densità più elevate nel Delta del Po e nella laguna nord di Venezia. Gli studi condotti presso la Stazione di idrobiologia di Chioggia hanno evidenziato caratteristiche di eccezionale adattabilità: il granchio blu tollera temperature inferiori a 10 gradi centigradi e superiori a 30, resistendo a condizioni di salinità molto variabili. È capace di adattarsi anche a condizioni estreme, con variazioni del metabolismo e del battito cardiaco. La sua elevata plasticità fenotipica è elemento chiave della sua invasività. In prevalenza si tratta di esemplari maschi, con presenza di femmine in picchi legati ai cicli riproduttivi. È confermata la predazione da parte di alcune specie di pesci (branzini, orate, pesci serra, corvine e palombi), ma particolarmente rilevante risulta il ruolo della tartaruga marina Caretta caretta, per cui il granchio costituisce una delle principali fonti alimentari. «Il granchio blu non è più un’emergenza episodica – ha dichiarato l’assessore regionale alla pesca, Dario Bond – ma una trasformazione strutturale degli ecosistemi lagunari dovuta innanzitutto alle temperature delle acque che crescono sempre più. Ora abbiamo dati, strumenti e una rete istituzionale e scientifica che lavora insieme. La sfida è trasformare queste conoscenze in azioni strutturali, capaci di difendere il reddito dei pescatori e l’equilibrio dei nostri ecosistemi. I dati che abbiamo rappresentano una base senza precedenti per guidare le decisioni future. Credo che ad oggi si debba trasformare un problema in un’opportunità, introducendo il granchio blu nei mercati asiatici, americani ed europei che ne sono sensibili».