La transizione energetica deve essere un’opportunità per le aziende agricole venete e non una “resa” ai grandi fondi d’investimento. Ne è convinta Cia Veneto che, per bocca del suo presidente Giorgio Puppin, chiede regole d’ingaggio chiare: «Se da un lato i benefici per il reddito agricolo e la resilienza delle colture sono potenzialmente elevati, dall’altro il rischio di una “colonizzazione speculativa” delle campagne è reale. La domanda che la politica e le categorie devono porsi non è più “se” farlo, ma “come” farlo senza svendere l’identità regionale». Per raggiungere nel 2030 l’obiettivo che il Veneto si è dato in merito alla potenza fotovoltaica installata, servirebbero tra i 7 e i 10 mila ettari, ovvero solo l’1 per cento della Superficie agricola utilizzata (Sau) veneta. Una quota che sembra enorme se concentrata in pochi mega-impianti, ma che diventa irrisoria se distribuita: considerando che in Veneto operano circa 80 mila aziende agricole, basterebbe che ognuna destinasse lo 0,1 per cento della propria superficie. Per Cia la vera strada è la diffusione equilibrata, anche imponendo un massimale di estensione per azienda.