Il racconto in prima persona di una partecipante al viaggio de La Difesa del popolo: dai paesini arroccati del Pollino alla cultura arbëreshë di Civita, fino agli incontri con chi sceglie di restare per cambiare il territorio. «Due libri servono: Costituzione e Vangelo»
Il gruppo di viaggiatori a Tropea. In questa pagina ci sono solo alcune delle migliaia di foto scattate durante il viaggio (grazie a tutti i viaggiatori!).
Ho deciso di regalarmi il viaggio in Calabria con La Difesa del popolo dandomi la possibilità, oltre che di rivedere quella splendida regione, di incontrare alcune realtà che mi incuriosivano molto. Questo viaggio è coinciso con un mio periodo particolare di cambiamento, con relativa necessità di fare scelte importanti… Pertanto alcuni giorni di stacco tutti per me cadevano proprio bene, al punto di essermi “buttata” anche se conoscevo solamente due persone. Questa sensazione di entusiasmo all’inizio era offuscata da un senso di colpa in quanto, mi ero completamente dimenticata che in quella stessa settimana mi ero impegnata a collaborare a due eventi diversi. Mi sentivo molto a disagio a scaricare sugli altri la realizzazione degli eventi… non è da me, ma quando me ne sono accorta… avevo già perfezionato l’iscrizione. Nel corso del viaggio ho capito che ci dovevo proprio venire in Calabria e l’unico sistema era forse dimenticarmi degli impegni! (Divina Provvidenza???) Durante il viaggio spesso il paesaggio era brullo… Mi è sembrata una metafora della vita dove si incontrano paesaggi che non piacciono e disorientano come disorientata mi sento in questo periodo… Altra dimensione che mi ha colpita sono i paesini arroccati e lontani dagli altri: mi rimandavano a una mia esigenza attuale di stare un po’ da sola, in silenzio, per consentire alle cose interne di emergere. A Civita, nel parco del Pollino, abbiamo incontrato la cultura degli Arbëreshë (la minoranza etnica e culturale albanese presente nell’Italia meridionale e insulare, ndr) ed è bello quando culture differenti si incontrano e creano armonia! In genere le differenze fanno paura ma qui abbiamo toccato che arricchiscono. Qui abbiamo incontrato le antiche case le cui facciate riprendono il volto umano. Era una sensazione particolare: era la prima volta che mi sentivo “guardata” da una casa! L’intero viaggio è stato pervaso da un continuo senso di Gratitudine, sia per le piccole cose (ad esempio un viaggiare tranquillo grazie a un autista bravissimo, i cibi particolari, un gruppo puntuale che si è coeso facilmente, un tempo clemente) sia per i luoghi molto belli e particolari visitati che spesso mi facevano pensare «ma cos’ho fatto per meritarmi tutta questa Bellezza?». Ma soprattutto ho ringraziato continuamente per gli incontri fatti, abbiamo incontrato Persone delle cui esperienze ci siamo nutriti: ci hanno aperto orizzonti che per noi erano sfuocati. Da loro ho capito che non è che la mafia nella nostra terra non ci sia ma forse siamo noi sprovveduti nel riconoscerla! Ci sono frasi preziose che mi sono portata a casa e sulle quali sto lavorando: – «Fare le cose per sé e CON gli altri»; – «noi facciamo sempre le cose “mescolati” (disabili e non)», cioè la condivisione e non la suddivisione in categorie (es. operatori\utenti); – «siamo sempre partiti dai bisogni che le persone portavano, anche quando non sapevano di averne»; – «crescere e vivere qui significa vivere in maniera dissociata: hai voglia di restare e di andartene»; – «restare per cambiare il territorio e cambiare noi per poter restare»; – «c’è la “mafiosità” dei comportamenti che regola la vita sociale»; – «la cosa più difficile dopo le intimidazioni è far si che chi resta non abbia paura»; – «due libri servono: Costituzione e Vangelo».